L’incapace, Renzi, Travaglio e House of Cards

Enrico LettaNon ho mai nascosto il fastidio per i professionisti della politica, per le loro trame e le loro appropriazioni indebite di denaro e privilegi. E ho sempre considerato utile (benché con riserva) l’attività di sbattere in prima pagina mostri e mostriciattoli di Marco Travaglio col suo Fatto Quotidiano. Ma stavolta s’è fatto un cancan enorme sul nulla, forse con l’obiettivo di togliere consenso a un governo che – la si pensi come si vuole – qualcosa fa, a differenza di gran parte dei governi precedenti, che non facevano nulla se non pagare stipendi a lorsignori.

Da quanto si legge, in quella telefonata Matteo Renzi sta facendo il suo mestiere: la politica, un’attività lurida, fondata sullo scambio, alimentata da ambizione e arrivismo (roba che Renzi possiede in quantità astronomica). Ma in questo caso – a differenza di quanto accade di solito –  Matteo Renzi stava anche facendo qualcosa che potrebbe avere effetti positivi per il Paese: levare da Palazzo Chigi uno che se non fosse il nipote di Gianni Letta farebbe l’impiegatino, perché – come rileva Renzi – è un mediocre incapace.

Se poi ci si sfila un attimo dai facili panni dei duri e puri da computer, si capisce che non c’è nulla di così tremendo in quelle parole, è la politica bellezza. Solo il re degli ingenui o della malafede può affermare che la presidenza del Consiglio si possa raggiungere senza una rete di consenso, senza alleanze, senza una costruzione di relazioni capillari, senza trattative, anche sporche. In House of Cards l’unica cosa di fantasia sono i nomi.

Il Fatto Quotidiano ha bisogno di scandali per mantenere la magnifica posizione di terzo quotidiano italiano, ma questa volta non riesco a condividere il tema, per non parlare del titolo, che distorce le parole di Renzi: il “più sensibile a fare un ragionamento diverso” – che è politica – diventa “Berlusconi è con me”, un inciucio annunciato.

In tanti anni di attenzione verso la politica, locale ma non solo, ho parlato con innumerevoli lorsignori, molti dei quali occupano oggi posizioni di rilievo. A colloquio privato hanno tutti, indistintamente, usato parole e concetti ben peggiori nei confronti dei compagni di merenda avversari. Si usa.

E tante volte rispondo alla battuta del mio migliore amico con un sorriso e un “ma che stronzo!” Ci sarà mica da offendersi, no? Eddai.