La moschea antismog di Giuseppe Sala

moschea bluLa comparsata del candidato Giuseppe Sala all’incontro con i (fantastici) Genitori Antismog di oggi è stato francamente imbarazzante. Arrivato alle 19.15 per  un incontro il cui orario era 18-19.30 (quindi non ha sentito una parola degli interventi interessanti dei relatori), il cosiddetto manager ha comunque preso la parola e si è messo a parlare della moschea. Giuro, ha detto una cosa tipo “non voglio parlare della moschea, che qui non c’entra” e poi ha attaccato a spiegare perché lui farà la moschea (“c’è il diritto alla religione e anche per tenerli controllati”). Diocristo.

Dopodiché ha attaccato una serie di frasi smozzicate, di cui né noi né altri amici dietro di noi si è riusciti a comprendere il significato. Ma proprio un’altra lingua. Una roba talmente pesante da far sembrare un monologo di Andy Borowitz il noiosissimo (ma centrato, va detto) pippone di Eugenio Galli.

Finalmente il candidato ha concluso dicendo che di mobilità non sa nulla,  però promette di avere un’opinione a giugno, ma intanto assegnerà la richiesta dei Genitori Antismog a uno dei “30 tavoli” (chi si rivede).

Fine.

Una roba demenziale, uno spettacolo frustrante, che se non fossimo ancora attoniti per il discorso demenziale della Gelmini (oggi il più valido asset del centrosinistra milanese) su multe e autovelox ce ne saremmo andati da Moscatelli al volo.

Invece ci toccherà continuare a sorbirci costui, con i suoi sponsor assatanati di affari, i suoi prelati, i suoi boss a Roma e quella spocchia (ricordi le storia dei tornelli e del bilancio? ecco) che – garantito al limone – ricomparirà immediatamente dopo la vittoria al ballottaggio.

Pensiamo alla Gelmini e ingoiamo un Malox per convincerci che è digeribile, però basta continuare a rimpiangere Pillitteri solo perché almeno faceva ridere.