L’affare Vivaldi: piccolo capolavoro di Sardelli

L'affare Vivaldi“Correva l’anno 1979 e, presso la casa editrice di Elvira Giorgianni e del marito Enzo Sellerio, quello straordinario intellettuale (prima ancora che scrittore) che era Leonardo Sciascia avviava la collana “La memoria”, selezionando dal passato o dal presente pillole letterarie che con la preservazione della memoria o con il ripristino (anche postumo, tardivo, risarcitorio) della verità storica avessero una qualche attinenza. È in questa collana – oggi gloriosamente avviata al numero 1000, in trentasei anni trascorsi fra le perle scritte o scelte da Sciascia e qualche giallo di mano abile, talvolta un po’ commerciale – che trova collocazione editoriale “L’affare Vivaldi” di Federico Maria Sardelli; e non potrebbe ipotizzarsi collocazione più appropriata, per tanti motivi.” Leggi tutto “L’affare Vivaldi: piccolo capolavoro di Sardelli”

Primo Maggio e dark tourism

BMW che brucia“Dark tourism: la moda di visitare luoghi di casi di cronaca, catastrofi storiche e fenomeni politici in generale. Ad esempio ultimamente in Grecia sembra esserci una sorprendente affluenza di stranieri interessati a visitare i luoghi della crisi economica, ed esistono agenzie che propongono tour specifici. Per soli 70 euro è possibile partecipare al circuito “Greek crisis in context”: un giro per Atene che termina in una taverna per conversare con degli intellettuali rovinati.”

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La ghost bike per Matteo

La mamma di Matteo “La signora con il microfono in mano è la mamma di Matteo. Matteo una sera di un mese fa è stato ucciso mentre era in sella alla sua bicicletta. Ieri la Critical Mass ha depositato una Ghost Bike in suo onore. Questa mamma, nel giorno della festa di tutte le mamme, è venuta a trovarci nella nostra “casa” in Mercanti e ha pedalato al nostro fianco per quasi 20 km. Non abbiamo avuto, purtroppo, il piacere di conoscere il sorriso di Matteo ma abbiamo potuto immaginarlo tramite il volto, incredibilmente sereno, di questa donna straordinaria nella sua compostezza e nella sua forza d’animo. Abbiamo conosciuto i tuoi amici, ci hanno parlato delle tue passioni e dei tuoi impegni. Matteo, manchi a noi che non ti abbiamo conosciuto, non osiamo pensare quanto manchi a tutti quelli che ti volevano bene.”

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Il problema della sinistra e i problemi di Polito

Cameron e Miliband“La differenza tra ideologia e analisi è che la prima parte da un assunto per forzare in esso i dati di realtà, la seconda parte dai dati di realtà per provare ad arrivare a una lettura, pur provvisoria, delle cose.  La tendenza all’ideologia, storicamente, fa parte dei difetti della sinistra, tanto che molti ex esponenti della sinistra, diventati di destra, continuano ad applicare lo stesso schema cognitivo pur avendo cambiato parte. “

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Milano vale accoglie apprezza offre

Bosco Verticale a Milano“Un’intera pagina sul Financial Times per descrivere il «Milan’s makeover», la trasformazione della città che ospita l’Expo. L’autrice e corrispondente del giornale, Rachel Sanderson, racconta la realtà di una città che grazie ai progetti di Porta Nuova e Citylife sta cambiando il suo skyline e si sta dando una nuova identità. L’architettura, dunque, come metafora di un ritrovato dinamismo. Aprono musei, bar, coffee shop, ristoranti di qualità e scandiscono con la loro attività un processo grazie al quale Milano non è più la Cenerentola del cosiddetto fashion quartet ma riduce le distanze che la separano dai tre grandi centri della moda mondiale ovvero Parigi, Londra e New York.”

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L’Unità e la puzza di marcio

l'unità 13-giugno-1984“In sostanza il meccanismo era: il partito continuava a essere il vero padrone del giornale, però i soldi ce li mettevano degli altri che poi sarebbero stati ricompensati dal potere politico che il partito stesso aveva.  Già qui, come si vede, la situazione non era delle più limpide. Se poi ci si aggiunge che il buco economico creato da questo giornale era in parte riempito con i soldi pubblici stabiliti da una legge che il partito stesso aveva fatto (con altri, in situazioni simmetriche), la puzza di marcio inizia a crescere parecchio.”

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Un Primo Maggio politicamente disastroso

riot“Ana­li­sti e die­tro­logi se ne fac­ciano una ragione. I cosid­detti “black bloc” non ven­gono da Marte, non si sono “infil­trati” nel cor­teo e non sono nem­meno al soldo della spec­tre. Ci sono, sono un pro­blema e biso­gnerà tenerne conto. Erano nel cor­teo, den­tro, nem­meno in fondo. Gli spez­zoni della mani­fe­sta­zione hanno dovuto gio­co­forza tol­le­rarli e cer­care di tute­lare il cor­teo da una rea­zione della poli­zia che a un certo punto sem­brava scontata. La May­Day era con­tro il blocco nero? Que­sto movi­mento, que­sta piazza, che è pur sem­pre il mas­simo che oggi si possa espri­mere, non ne aveva la forza. Né mili­tare, né poli­tica. Que­sto è un limite. Ecco per­ché que­sto primo mag­gio è “poli­ti­ca­mente” disastroso.”

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Prima di cancellare leggi quello che c’è scritto

Prima di cancellare“La retorica dei mass e dei social media ha funzionato da grande megafono e amplificatore prima delle fiamme e dei fumi, poi delle spugne in un gioco speculare diretto alla pancia prendendo nel mezzo una città intera. Milano brucia, Milano riparte, un senso epico dei titoli che trae in inganno e regala il peggio del giornalismo nostrano. Non c’è un’anima migliore, non si riparte perché non ci si è mai fermati, non si risorge, perché non siamo mai morti, non ci sono cittadini migliori, perché una città la fanno tutti quellio che la abitano, anche quelli che dovranno rispondere dei propri atti (con proporzionalità si auspica).”

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Primo Maggio: la gauche Mastrolindo

Cittadini volontari puliscono i muri“Sono gior­nate strane, gli acca­di­menti ven­gono rumi­nati con len­tezza: l’unanimismo ini­zial­mente pre­va­lente (bene con­tro male, buoni con­tro cat­tivi) il giorno dopo lascia sem­pre il posto ad argo­men­ta­zioni più arti­co­late. Il “movi­mento” è in pausa di rifles­sione. Le lace­ra­zioni sono pro­fonde, anche per met­tere a fuoco quella che è già pas­sata alla sto­ria come la mar­cia trion­fante della società civile che ha ripu­lito Milano per resti­tuirla ai mila­nesi in tutto il suo splen­dore. L’enfasi è imba­raz­zante. “La nostra città”, si esal­tano i ven­ti­mila puli­tori volon­tari scesi in piazza con le spu­gnette e arrin­gati dal sin­daco Giu­liano Pisa­pia, uomo che que­sti mec­ca­ni­smi di fasci­na­zione delle masse dovrebbe cono­scerli a memo­ria. L’identificazione spon­ta­nea con “la nostra città” è rive­la­trice, se è vero che il “blocco nero” non ha spac­cato o imbrat­tato sim­boli par­ti­co­lar­mente cari alla sto­ria di Milano: vetrine, fine­strini, mica le guglie del Duomo, Santa Maria delle Gra­zie o lo sta­dio del “tri­plete” (e di Van Basten).”

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Si è persa un’occasione

Oggi, per quel che si vede, Piazza XXIV Maggio è all’insegna del mal fatto, della folle sovrapposizione di competenze, dello spreco d’inutili cordoli monumentali, di selva di pali, alcuni verde ramarro altri grigi, collocati a caso e con una varietà di pavimentazioni che ricordano la giubba di Arlecchino. Si è persa una bella occasione: dopo otto anni di dibattiti e scontri culturali e politici si arriva a una realtà che nega qualsiasi tentativo di cambio di passo nell’arredo urbano.

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