«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
La cura del Gorilla
Sandrone Dazieri è un gran personaggio. Passare dalla cucina alla direzione editoriale dei Gialli Mondadori, passando attraverso le esperienze di Isole Nella Rete, non è da tutti. Come non è da tutti inventarsi un personaggio geniale e visionario come il Gorilla e portarlo avanti per quattro libri di successo crescente, senza perdere un filo di mordente, anzi, crescendo costantemente. Oggi il Gorilla di Sandrone ha raggiunto anche gli schermi cinematografici. E li ha raggiunti alla grande, grazie a Claudio Bisio che si cala con personalità e professionalità nella doppia faccia del Gorilla.

Serata speciale all'Apollo, con Claudio Bisio e Carlo Sigon a dire sciocchezze in sala prima dell'inizio del film. Peccato che abbiano dovuto andarsene, perché sarebbe stato interessante la chiacchierata dopo la visione.

claudiosandro.jpg La storia è ispirata al secondo libro della serie, La cura del Gorilla, unico della serie non ambientato a Milano. Diciamo "ispirato" perché trama e personaggi sono stati molto rimaneggiati (ma visto che lo ha fatto lo stesso Dazieri, il gusto del romanzo non viene stravolto). Il Gorilla insomma è tutto lì, con la sua schizofrenia e la sua umanità traboccante, perfettamente impersonato da Claudio Bisio, che ne veste i panni stazzonati e i frequenti lividi con gran classe. Assieme a lui, altre facce - note e meno note -, ma tutte molto ben inserite. Gigio Alberti è un perfetto Luke, reduce delle lotte in piazza che non cede al conformismo e sfodera un pizzetto da Ho-Chi-Min. Bebo Storti si supera nei panni del commissario di Gipi, il collerico poliziotto di sinistra che vive in rapporto di amore-odio col protagonista. Stefania Rocca è una Vera perfettamente credibile, con tutto il suo bagaglio di angosce, nevrosi e utopie. C'enta poco col personaggio del libro Ernest Borgnine, ma lo perdoniamo, perché è un valore aggiunto al film.

Il film non è esente da qualche difetto. La regia a volte perde ritmo, si dilunga quando dovrebbe correre via, ma non si deve dimenticare che questa è un'opera prima (e forse ultima, come ha detto Sigon in sala). E comunque l'esame è superato a pieni voti: il film c'è. Altro limite è la figura del Socio (che nel libro praticamente non compare mai se non nei pensieri del Gorilla), che risulta a nostro avviso troppo esasperata, fino a sfiorare la macchietta. E sicuramente non è sufficiente la cilecca sessuale con Vera per rendere appieno la seconda personalità del protagonista, che nel libro si coglie tanto interiormente tormentata, complessa, problematica quanto esteriormente sicura di sé e inossidabile.

Si esce con il dispiacere che il film sia finito. Di questi tempi è un'esperienza poco frequente.
05.02.06 01:22 - sezione cinema
il 05 Febbraio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Mauro ha scritto:

Ho visto il film venerdì sera al Capitol di Bologna, e anche lì c'era gran parte del cast (Stefania Rocca è meravigliosa, Bisio era proprio davanti a un enorme cartellone pubblicitario di Cesare Ragazzi "Assicura i tuoi capelli", ma nessuno gliel'ha fatto notare).
Sala semivuota. Film bruttino.
Come fai a dire che è bello? E' vero, è in crescendo, migliora scena dopo scena, ma senza mai alzarsi sopra le righe.
Credo che alla fine dispiaccia andarsene solo perchè dopo un incipit che fa davvero cadere le braccia e sbuffare di insofferenza soprattutto a causa di dialoghi davvero piatti e stereotipati, qualsiasi elemento che si elevi da questa mediocrità è inaspettato e sorprendente. Ed effettivamente nella seconda parte questi momenti sono leggermente più frequenti.
Bravo Bisio e ancora più bravo (hai pienamente ragione) Storti, ma il resto lascia davvero a desiderare.

il 06 Febbraio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
AndreaR ha scritto:

I gialli di Dazieri non sono male, ma Mondadori è di Berlusconi, quindi meglio astenersi, come dice Luttazzi, l'unica persona tutta d'un pezzo che si vede in giro.

il 06 Febbraio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Andrea, neanche Berlusconi mi può trattenere dal leggere Asce di Guerra assieme a una pletora di libri eccellenti di einaudi. Se tutti facessimo come te, a Silvio basterebbe comprare tutte le case editrici per aver creato il 1984 in Italia.
Suggerisco la lettura della riflessione di WM1 e soci.

il 06 Febbraio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Boh, Dazieri mai letto. Ne parlano tutti. Ma quando vedo l'operazione commerciale, come per "Romanzo criminale" della loro immediata trasformazione in film, mi convinco che l'immaginario letterario, quello vero, in italia sta scomparendo, o, al massimo, rinasce nel sottobosco. Ne discutiamo su autet, proprio in questi giorni, con Giuseppe Genna.

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