Elezioni siciliane e Matteo Renzi: il noioso mantra delle dimissioni

Elezioni siciliane e Matteo Renzi: perché mai il risultato debba “aprire il tema della leadership” nel PD – unico partito italiano in cui si fanno i congressi per votare un segretario – non è chiaro. Semmai questo episodio (locale) dovrebbe confermare il giudizio su chi è venuto meno allo spirito democratico, rinunciando a sostenere la segreteria eletta, facendo opposizione dall’interno fino al prossimo congresso e mostrandosi compatti fuori, com’è sempre stato, come insegnavano Gramsci e Berlinguer.

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Quella sinistra perdente che non sa gioire se Renzi vince

civati“Ciò che è accaduto in occasione del varo della legge sulle Unioni Civili, un momento davvero importante per il nostro Paese, è quanto di più malinconico si potesse vedere nel campo della sinistra. [snip] Dal momento in cui la legge è entrata alla Camera per la sua definizione finale, tutta la sinistra che ha in avversione Renzi si è come cristallizzata, imbacalita dall’imbarazzo, non è stata più in grado di esprimere un sentimento, paralizzata dalla reale e concretissima possibilità che quella giornata così storica per il Paese finisse tra i meriti evidenti del presidente del Consiglio.”

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Il vero sconfitto (non) è Matteo Renzi

Civati Fassina CuperloNon serve essere “renziani” (certo non lo sono io) per cogliere le meta-motivazioni del cicaleccio che segue queste elezioni amministrative. I temi critici nei confronti del risultato di centrosinistra sono sostanzialmente quattro: (1) in Liguria s’è perso a causa di Renzi, che ha piazzato un candidato perdente, (2) in Veneto la candidata di centrosinistra è stata “asfaltata” (termine in voga a destra in questi giorni assieme a “rassemblemant”) dalla Lega, (3) il centrosinistra ha vinto con candidati “non renziani” e comunque (4) il vero sconfitto è Renzi.

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