Italiani in auto: scopri i modelli preferiti dai cafoni [aggiornato]

Non tutti quelli con l’Audi station wagon anabolizzata sono dei cafoni, ma è accertato che la gran parte degli italiani in auto che sono anche cafoni guida un’Audi station wagon anabolizzata o una delle altre varie auto da cafone di cui si parla qui. 

NdA: Questa riflessione è del dicembre 2018. Nel tempo sono state aggiunte note e considerazioni elencate negli [edit] qui sotto.

[edit 26 dicembre 2020] “self-centred men who are argumentative, stubborn, disagreeable and unempathetic are much more likely to own a high-status car such as an Audi, BMW or Mercedes” the press release states” . L’amico Francesco Bertolini ha segnalato sul suo wall Facebook un’indagine citata da CNN che conferma la mia tesi.  Vale la pena di leggerla. [fine edit]

[edit 19 settembre 2020] il post è del 2018 e qualche dettaglio può cambiare. Per esempio oggi il colore più gettonato dai cafoni in Audi anabolizzata è diventato il grigio topo pastello con pinze freni colorate. Ma il succo non cambia. [fine edit]

Qualcuno ha scritto su un wall di ambientalisti duri e puri «quelli che guidano l’auto in città sono delle TST-D-CZZ™». È una lettura estrema del problema, ma è certo che tra gli italiani al volante la percentuale di cafoni (che poi è un modo meno sgradevole per dire “TST-D-CZZ™”) è altissima, superiore alla media di cafoni nella popolazione. Ovvero: appena siedono al volante, qualunque volante, gran parte delle persone apparentemente normali si trasformano in cafoni. Ma ci sono volanti dietro i quali l’effetto è ancora più frequente.

I cafoni al volante, si sa, sono pericolosi, perché oltre a mettere a repentaglio la loro inutile vita, fanno correre seri rischi anche alle persone intelligenti (ISTAT 2019: 2,4 morti al giorno in Italia tra ciclisti e pedoni ammazzati da guidatori che procedevano violando la legge). Imparare a riconoscere i cafoni al volante da lontano può fare la differenza tra andare a sbattere assieme a loro o scalfarla. Se li conosci li eviti. E allora ecco un elenco delle loro auto predilette che può aiutare a salvarsi la pelle.

Audi station wagon anabolizzataaudi station wagon turbodiesel nera

Ci saranno forse anche persone di buon senso che la comprano, ma è certo se sei un cafone questa vettura è all’apice delle tue aspirazioni. Alla faccia di un passato glorioso (l’Audi Quattro 1980-1991 è una delle più affascinanti berline della storia), oggi Audi è fornitrice ufficiale e indiscussa dei cafoni al volante. Non passa chilometro di autostrada senza che te ne arrivi una nel culo mentre procedi in colonna a velocità Autovelox-safe (142 km/h reali) e distanza di sicurezza da quello davanti. Lampeggia forsennatamente, ti si incolla come fosse sul rettilineo delle Hunaudières a le Mans e se attivi gli stop per suggerire un comportamento più sensato ti passa a destra facendo gestacci, come se quello che se ne fotte di regole e buon senso fossi tu e non lui. Il tutto per rimettersi in fila 30 metri avanti e rifare lo stesso teatrino con l’auto davanti. Arriverà quattro minuti prima di te che vai a 135, sempre che non vada nel fosso, come ogni persona sana di mente auspica. Dimenticavo: un punto di cafonaggine in più se l’Audi anabolizzata è in colore nero o grigio scuro, due se opaco, tre se ha la sigla S, sei punti per il SUV tipo Q, sogno non troppo segreto di qualunque  cafone.

Alfa Romeo GiuliaAlfa Romeo Giulia

Spiace dirlo, ma il nome storico Giulia scelto per riportare il marchio del Biscione ai fasti di un tempo ha scatenato gli appetiti dei cafoni, dando loro un’alternativa valida all’Audi station wagon. Sarà il frontale aggressivo, chiaramento progettato per scassare la pace di chi è in auto per viaggiare e non per partecipare a una roulette russa su gomme, ma anche la Giulia ti arriva nel culo sfarfallando abbaglianti a LED quando vai ai fatidici 137, come se limite di velocità e buonsenso fossero optional da cui l’alfista è esentato. Un punto di cafonaggine in più per la versione Quadrifoglio da 500 assurdi cavali. Queste considerazioni valgono anche per la cugina sotto steroidi della Giulia, il SUV cafonissimo “Stelvio”, altro mezzo perfetto dal cafone al volante, almeno quanto le Audi Q.

Range Rover EvoqueRange Rover Evoque

Per decenni la Rover ha fornito alla Regina Elisabetta la nobile P5, una delle vetture inglesi più aristocratiche della storia, macchina con una classe immensa, ben di più delle già cafonissime – anche se non quanto oggi – Rolls Royce e Bentley. Purtroppo la nuove proprietà di Rover ha riposizionato il brand per renderlo appetibile ai cafoni. O – nel caso della Evoque – alle cafone.  Già, perché se la Range Rover Sport è appannaggio dei cafoni, la Evoque è una delle vetture più amate dalle loro consorti, la signora cafona-benestante, mechata, botulinata, siliconata, ingioiellata, leopardata, indaffarata a trasportare in auto i figli biondi tra scuola, piscina e judo su percorsi urbani di 500 metri al massimo. Parcheggia a muso in avanti, preferibilmente sulle strisce, sui passi carrai o in curva, se possibile bloccando il tram. Non sa fare retromarcia e non ha capito che se per dire le sue cose inutili nel telefonino alle amiche o all’amante usasse il vivavoce (di serie nella Evoque) rischierebbe di ammazzare un pedone in meno.

Porsche Cayenne Porsche Cayenne

Qui si consuma un importante conflitto. Da un lato c’è il nome Porsche, marchio che costruisce vetture sportive di gran razza, dunque le meno amate dal cafone arricchito dell’ultima ora che in genere sceglie robe più vistose. Dall’altro lato c’è che – ahinoi –  inventando il SUV “sportivo” (argh) la casa di Stoccarda si è svenduta al mercato, per raccattare fatturato da un pubblico cafone storicamente non suo. E in effetti la (anzi “il”, come dicono i cafoni) Porsche Cayenne è l’archetipo del mezzo per chi vuole avere “il Porsche” senza rinunciare al motore da trattore che va a nafta (magnificandone i consumi, «con un pieno faccio almeno 74.583 km!», ma cosa CZZ™ ti compri la Porsche a fare?) e al carico di bambini, cani, salvagenti, slittini e lattine d’olio per andare su-giù tra Lerici e Courmayeur. In autostrada il cafone in Cayenne arriva come da regola a 195 all’ora culo-lampeggio, in città parcheggia ovunque grazie all’altezza che non teme aiuole (perché i SUV si comprano per parcheggiare sui giardinetti di piazza Zavattari, mica per i raid nel deserto).

Lamborghini Lamborghini nero opaco

Qui siamo ai vertici. In commercio ci sono auto sportive fantastiche: Porsche, Ferrari, McLaren, Aston Martin, Lotus. Macché, il cafone pensa (si fa per dire) che solo la Lamborghini  (la supercar più inutile e cafona della storia) possa mostrare con chiarezza che lui c’ha più soldi e pisello di tutti (che poi magari mangia pane e lattuga per mantenerla e si cala tonnellate di Viagra per rizzarlo). Questa affermazione di virilità arricchita si esplica facendo rombare il ferro da stiro (rigorosamente nero opaco o verde fluo) nelle vie del centro Milano, con l’unico scopo di battere il record di percorrenza Corso Matteotti – piazza Meda, semaforo-semaforo, 245 metri di brivido (soprattutto per chi cammina nei paraggi).  Il ferro da stiro ovviamente si parcheggia solo in via Montenapoleone per portare l’amante coi labbroni a fare shopping. Dimenticavo: in genere lui non sa condurre davvero una macchina del genere, non ha fatto corsi di guida, prove in pista, niente. Quindi da vero cafone e in più sfigato gli capita di perdere il controllo del ferro da stiro che della nobile Miura porta indegnamente il cognome e schiantarsi contro un palo, tra gli applausi degli astanti, come si può vedere con su YouTube.

Fiat 500 Abarth 500 abarth

La 500 Abarth (quella vera, biciclindrica, trazione posteriore, anni ’60) non era un mezzo di trasporto, ma un pezzo di storia dell’Italia, l’espressione motorizzata di un’idea sovversiva nei confronti della società ingessata del Dopoguerra. Insomma, una macchina a tutti gli effetti. Ognuno se la faceva come gli pareva: per alcuni bastava uno sticker con lo scorpione, altri ci spendevano un anno di stipendio per abbassare la testa, cambiare marmitte e carburatori, saldare prese d’aria al cofano, montare il volante Nardi in noce e dipingere la striscia rosso corsa. Non ce n’erano due uguali, per quello era “esclusiva”, ma per davvero. Oggi si spaccia (ha la trazione anteriore, basti questo) per sportiva grazie a marmitte che tentano (senza riuscirci) di produrre un rumore grintoso. Non a caso finisce in mano ai cafoni “voglio e non posso”, convinti di possedere un oggetto “esclusivo” che in realtà “esclude” solo le persone che se vogliono divertirsi hanno il buon senso di comprarsi una sportiva vera. Il cafone non si rende conto di essersi svenato per avere una  mediocre utilitaria solo un po’ più rumorosa,  con una presa d’aria inutile e qualche ammennicolo posticcio che lo fa contento al modico supplemento di 15 mila euro. Anche qui il colore opaco vale un punto extra verso il basso.

Scooterone e Harley scooter Akrapovic

Non ogni cafone è sempre al volante, ci sono anche quelli in sella. I loro mezzi privilegiati sono scooterone e Harley. Lo scooterone è un mezzo senza senso, giustamente disprezzato dai motociclisti veri, un coso che oltre a fare un rumore odioso bra-bra-bra va troppo forte in relazione alla ciclistica e alle capacità medie di chi lo compra. I cafoni in scooterone sono spesso sovrappeso, stressatissimi o fatti di coca, seduti come sul cesso a gambe avanti e schiena curva, hanno il casco col microfono tipo pilota d’aereo e telefonano costantemente, facendo al contempo bra-bra-bra al semaforo con il piede sul freno, per partire spalancando il gas a polso piegato. Al primo imprevisto perdono il controllo e vanno a sbattere, spesso coinvolgendo persone che non c’entrano nulla. L’elaborazione con la marmitta Akrapovic è un gesto di inciviltà estremo che andrebbe punito a randellate, perché trasforma il bra-bra-bra in un BRA-BRA-BRA ancora più odioso, senza aggiungere una virgola alle prestazioni.

Delle Harley si è già detto più volte: non basta cambiare la marmitta a una moto insensata per trasformarla in una moto con un senso. resta una moto insensata che in più fa un inutile casino odioso, confermando di essere un cafone che “può accompagnare solo“.

Il cafone che lavora: Mercedes VitoMercedes vito

Se tra gli gli italiani al volante di un’auto i cafoni abbondano, tra i furgonisti sono quasi la totalità. Protetti dalla scusa ufficiale italiana per fottersene delle regole («sto lavorando!») guidano in un mondo ideale in cui loro possono fare qualunque stronzata e gli altri sono dei cagacazzo che sono in giro per far perdere tempo a chi lavora. La stragrande maggioranza dei cafoni in furgone ha il Mercedes Vito, una specie di cassa da morto che può andare molto più forte del ragionevole. In autostrada i cafoni in Vito si piazzano in corsia di sorpasso e non vogliono rallentare a nessun costo (il Vito è pesantissimo e il motore a nafta ci impiega parecchio a riprendere velocità quando rallenta), quindi se vai a qualunque velocità anche di poco inferiore alla sua ti arriva in culo con rabbia (secondo il cafone in Vito tenere la distanza di sicurezza è “da froci”, quindi non è roba che lo riguarda). Il problema del Vito guidato da un cafone è che se tu hai un’auto da persona normale il suo peso è il doppio del tuo, gli spazi di frenata il doppio dei tuoi, l’ABS non vale il tuo. In più il cafone in Vito guida da ore, quindi i suoi riflessi sono appannati, se non distorti da alcol o cocaina. Il risultato è che se devi fare una frenata di emergenza e hai dietro un Vito assatanato tanto vale che ti butti direttamente sul prato, almeno non ti prendi nel culo le cinque tonnellate + un pirla e/o cafone.

Cafoni con auto non da cafone

Subaru XV e-boxer

Ci sono auto sensate, moderne, efficienti. Ce ne sono di emozionanti e di civili. Di immodeste e di elegantemente sborone. Ci sono le auto classiche, alcune delle quali sono capolavori del loro tempo. In genere tutte queste auto vengono acquistate e guidate da persone che mantengono il buon senso anche quando sono al volante, ma può anche capitare che un cafone se ne compri una, anche se non sarebbe adatta a lui. Facciamocene una ragione e prendiamocela con lui e non con l’auto, perché tutto sommato l’auto non colpe: se la lasci ferma o se la guidi con criterio non fa danno. Le stronzate le fa solo quando al volante c’è chi gliele fa fare, cioè un cafone.