La “Piazzapulita” diventa sporca se serve a un progetto politico

Puntata di Piazzapulita del 21 dicembre 2017: senza voler in alcun modo fare il tifo pro o contro Renzi e la Boschi, tantomeno senza voler difendere un’ingerenza marginale, più inopportuna che scandalosa (ne abbiamo viste di ben altre in passato) e tutto sommato innocua, penso che l’aspetto più inquietante di questa vicenda sia come viene trattata dal gruppo Cairo.
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Leopolda 2017: perculare Renzi per un radioso futuro d’opposizione

Leopolda 2017: la sinistra dura-pura percula Matteo Renzi (ovvero uno dei presupposti imprescindibili per un governo decente nel 2018) prima ancora che cominci il suo intervento alla Leopolda. A leggere i commenti del popolo di Radio Popolare c’è da essere davvero fieri di tanta incorruttibile integrità. Qui non si fanno sconti a nessuno, che è molto di sinistra: “alla Leopolda non ci sono vip”, “Matteo chi?”, “bamboccio”, “che pagliaccio!”, eccetera.
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Il crucifige di Matteo Renzi e il senso civico

E adesso tutti a prendersela con Matteo Renzi, “trombone”, “accentratore”, “peggior leader” e via lamentando. Da “non-renziano” (non sono mai stato un *iano di chicchessia, neppure quando c’erano Luigi Berlinguer e Sandro Pertini) non riesco a digerire tutta la colpevole e dannosa superficialità di questo sfogo.

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La storia de l’Unità è calpestata da chi ci (si fa per dire) lavora

Ho ancora la ricevuta del primo versamento che feci per sostenere l’Unità nell’anno del primo fallimento, oltre una quindicina di anni fa, all’epoca dei girotondi. Dopo il salvataggio arrivarono Furio Colombo, Marco Travaglio, Antonio Padellaro e fecero un grande giornale. Ricordo ancora l’impegno per sostenerlo, con tempo e risorse. Tutto inutile, perché poco dopo l’Unità ha ripreso a fallire e fallisce (si spera definitivamente) anche oggi.

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Fronte del sì e fronte del no

Firma della Costituzione nel 1948Da un commento postato in un thread su Facebook deriva questa riflessione su referendum, costituzione più bella del mondo, fronte del sì, fronte del no, partiti, anni 60, cinesi, bossi, D’Alema, Berlusconi, ANPI, Brunetta, CGIL e altre amenità.

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Pensieri sul referendum costituzionale

costituzioneLa riforma costituzionale su cui saremo chiamati a votare è frutto della mediazione, quindi come tante cose (es: unioni civili) potrebbe essere migliore. Ma è la miglior riforma (se non l’unica) che possiamo avere per molti anni a venire, come ci dice la storia dal 1948 a oggi. Per ora quello che ho letto contro mi è sembrato in gran parte pretestuoso: ci sono le pinzillacchere sulla deriva autoritaria, sulla costituzione più bella del mondo da salvare, sul padre della Boschi, su Napolitano figlio del re, eccetera.

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Stefano Parisi e la nuova destra italiana

stefano-parisi-candidato-elezioni-milano-2016-770x539“Leadership, oggi, non è affidarsi alle definizioni di sé, ma è entrare nel merito dei problemi. Prendere posizione su integrazione, povertà, lavoro, Islam, Europa, guerra al terrorismo e all’Is, tutela del territorio, grandi opere, lotta alla mafia e alla corruzione, idea di Stato. Leadership, dunque, significa innanzitutto sciogliere il nodo dei rapporti con la Lega e con Fratelli d’Italia, che su ciascuno di questi temi hanno posizioni di vanaglorioso estremismo inconciliabili con il pensiero stesso di un partito di governo.”

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Carlo Giuliani: quello che credi di sapere è falso

carlo giuliani“…tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo è falso. Lo riscontriamo da anni, e lo abbiamo visto con maggiore intensità nei giorni scorsi, dopo le ultime sentenze della Cassazione sui giorni del G8. La “camionetta isolata e bloccata”, un estintore (vuoto) trasformato in arma letale… L’ignoranza su quell’episodio è trasversale, non conosce appartenenze di partito o coalizione. E’ passata – anche nelle aule di tribunale – una “verità di regime”, confezionata già nella prima ora dopo l’uccisione di Carlo e mantenuta grazie a un’accorta vigilanza mediatica. Ma vigilanza contro cosa? Vigilanza contro qualunque tentativo di – letteralmente – allargare l’inquadratura e, al tempo stesso, inserire l’episodio nella sua temporalità, nella concatenazione di eventi di quell’orribile pomeriggio.”

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Un manager a palazzo Marino? No grazie!

Palazzo MarinoUn sindaco non è e non deve essere un manager, un sindaco deve essere un politico capace di rappresentare tutta la città. Le politiche specifiche le fanno gli assessori, la gestione i dirigenti. Un manager è quanto di meno adatto esista per fare il sindaco. Quindi Corrado Passera e Giuseppe Sala sono due nomi da scartare senza esitazione, sia da parte dei partiti, sia degli elettori con un briciolo di buon senso.

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