Riaprire i navigli: un progetto presuntuoso e senza senso

“Riaprire i navigli senza tener conto del degrado esistente nell’ancora attivo sistema agricolo, paesaggistico, ambientale che su essi ancora converge, è semplicemente insostenibile. Storia e bellezza autentiche della città, gli angoli rimasti pittoreschi, sono nelle zone periferiche. Segnatamente nella componente prettamente milanese del Parco Sud. Qui ancora si conserva un paesaggio autentico, naturale, unico, dove c’è o può esserci dell’agricoltura di qualità. Dove gli antichi borghi, ancora attraversati da rogge e fontanili, sono ancora vivi, quando non stoltamente lasciati in rovina. Ma la vera città d’acqua è questa. Lasciare andare alla malora questa, ancora attiva, per “riscoprire” l’altra senza che ce ne sia necessità, non ha alcun senso.”

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Una stampa alla frutta che non rinuncia a spocchia e autoreferenzialità

Un articolo di Gennaro Carotenuto sulla fine della stampa racconta che i primi dieci giornali italiani vendono un totale di copie pari a quelle che il solo Corriere vendeva alla fine del secolo scorso. Negli ultimi 10 anni Repubblica è passata 450K a 175K copie, il Corriere da 550K a 200K, il Fatto Quotidiano vende una media di 35K copie (pari ai lettori di questo blog 10 anni fa) e Libero è sotto 20K copie. Nessuna autocritica, stipendi ai vertici rimasti gli stessi, la stessa spocchia, la stessa autoreferenzialità. Ma le rassegne stampa continuano a considerarli un riferimento imprescindibile. Leggi tutto “Una stampa alla frutta che non rinuncia a spocchia e autoreferenzialità”

Esposito e Fiano sono briscole in mano alla destra

Dopo l’intervista di oggi a Repubblica il PD dovrebbe dare un altro mirabile esempio di coerenza con almeno una strigliata a Stefano Esposito, noto estimatore di violenza e repressione a prescindere, del tutto estraneo alla tradizione di un partito che si definisce “democratico”.

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Senza se e senza ma: tornano i LUOGOCOMUNISMI ™

L’elenco originale di LUOGOCOMUNISMI ™ (termine di cui rivendico la paternità online) è stato pubblicato su OneMoreBlog nell’aprile 2007, epoca in cui aggregava alcune decine di migliaia di lettori al giorno. Tra loro e tra i collaboratori amici e conoscenti poi assurti alla gloria di Palazzo.

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Mobilità a Milano: non servono tavoli ma volontà di agire

“Ho ricevuto molti messaggi da diversi gruppi di ciclisti milanesi a seguito del presidio in ricordo di Franco Rindone, vittima di un tragico incidente in bicicletta. Leggerò personalmente tutti i suggerimenti. Nel frattempo ho concordato con l’Assessore Marco Granelli di organizzare al più presto un incontro sul tema della sicurezza di chi si muove in bici a Milano.”

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Chan Hon Chung: info per chi mi chiede di insegnare il suo Hung Kuen

Ricevo un gran numero di richieste di insegnare l’Hung Kuen appreso negli anni ’70 e ’80 a Hong Kong nella palestra del maestro Chan Hon Chung al 729 di Nathan Road. La cosa mi fa molto piacere, anche se sono sempre stato restio a farlo, visto che ho molta stima del termine (oggi inflazionato) “maestro” e non mi considero tale. D’altro canto capisco di essere custode di un bene raro e non ritengo giusto continuare a non condividerlo.
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Un rally a Milano: il sindaco Sala può solo vergognarsi

L’idea balzana di organizzare un rally automobilistico nel centro di Milano poteva venire solo a quelle teste bacate della giunta della Regione Lombardia. Non c’è da stupirsi, considerando faccia, storia e propensioni dei fascioleghisti che governano la regione più ricca d’Italia, gli stessi che hanno illuminato il Pirellone di Milano con l’inno all’intransigenza omofoba e teocratica del Family Day.

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Il crucifige di Matteo Renzi e il senso civico

E adesso tutti a prendersela con Matteo Renzi, “trombone”, “accentratore”, “peggior leader” e via lamentando. Da “non-renziano” (non sono mai stato un *iano di chicchessia, neppure quando c’erano Luigi Berlinguer e Sandro Pertini) non riesco a digerire tutta la colpevole e dannosa superficialità di questo sfogo.

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Stalingrado espugnata e la qualità in politica

Sul ballottaggio a Sesto San Giovanni non c’è da fare troppi giri di parole: la responsabilità di una sconfitta storica è di Matteo Renzi, che non ha colto la necessità di una cesura forte col passato. Una sconfitta che era nell’aria, come aveva sottolineato in tempi non sospetti un sestese fine osservatore della politica, Graziano Camanzi.

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