Basta gne-gne-gne: il PD abbia rispetto dei suoi elettori

“Allargare il reddito di inclusione per azzerare la povertà assoluta in tre anni e potenziare le azioni contro la povertà educativa; introdurre l’assegno universale per le famiglie con figli, la carta dei servizi per l’infanzia e nuovi strumenti di welfare a favore dell’occupazione femminile, per ridurre le diseguaglianze e sostenere il reddito dei ceti medi; introdurre il salario minimo legale, combattere il dumping salariale dei contratti pirata anche valorizzando il Patto per la fabbrica promosso dalle parti sociali. Tagliare ancora il carico fiscale sul costo del lavoro a tempo indeterminato per favorire assunzioni stabili con priorità a donne e giovani, norme per la parità di retribuzione dei generi”. 
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Il meticciato politico e la crisi del Partito Democratico: come uscirne?

Bisogna tornare alle ragioni della nascita dell’Ulivo, quella “spinta fortissima della base che invocava e imponeva unità, consapevole che, diversamente, non avremmo toccato palla contro un avversario come Berlusconi” per comprendere la crisi del Partito Democratico.

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Partito Democratico: come reagire alla sconfitta di marzo 2018

Anche il 20% dato dagli ultimi sondaggi pre-elettorali al Partito Democratico è stato sfondato verso il basso negli ultimi giorni e le elezioni 2018 sono state un chock annunciato su cui ci sarebbe tanto da dire. Gli allenatori della nazionale trasformati pro tempore in politologi sono però così tanti che ci manca solo che mi ci metta anche io. Dunque come unico commento condivido un post dal wall Facebook di Graziano Camanzi con cui non potrei essere più d’accordo.

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Il mio voto per il Partito Democratico è anche un voto antifascista

Lo penso e lo dico: il mio voto al PD è anche un voto antifascista. Le ragioni sono esposte nella risposta che ho dato a un nuovo “amico di Facebook” incontrato sulla bacheca di Elena Giuliani. Si chiama Alberto anche lui ed è intervenuto in una discussione sul voto con due amici con cui da tempo mi piace discutere online,  Tommaso Bistacchi e Ferdinando Pertusio.

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Il Di Maio più studiato che vuole convincermi a non votare PD

Finirò a non votare PD? Non credo, vista la situazione, ma hai visto mai che il verboso post scritto sul mediocre Post dell’antipatico vicedirettore del Post (uno sempre pronto a sottolineare quanto sia bravo, benestante, influente e condiviso, lui) possa convincere qualcuno a non votare PD.

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Goebbels vive e lotta insieme a loro

Questo è ciò che sta accadendo oggi nel Paese. Basta leggere i giornali e ascoltare con attenzione le uscite dei politici – Berlusconi, Di Maio, Meloni, Salvini su tutti, ma anche Boldrini, Grasso e i simpatici pasionari di Potere al Popolo – per capire ciò che scrivo da tempo: tutti stanno seguendo fedelmente le teorie di Joseph Goebbels. E gli italiani ci cascano come ci cascarono i tedeschi. Con un’aggravante: dimostrano di non aver studiato la storia.

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La gauche caviar è viva e lotta sul mio wall Facebook in attesa del 4 marzo

Nell’ultima settimana ho fatto anch’io un’indagine informale sulle intenzione di voto basata sugli “amici” di Facebook attivi sulla mia pagina. Insomma, quando uno commentava cercavo sui miei post politici andavo a cercare sul suo wall un’intenzione di voto e un’informazione sulla situazione socio-professionale. Se avevo i due dati li aggiungevo a un foglio excel, ovviamente anonimi.

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La politica del compromesso e la volgarità insostenibile

In un thread sul mio wall Facebook dedicato al recente sondaggio sulle intenzioni di voto pubblicato da Huffington Post si è scatenato un acceso dibattito tra le diverse fazioni. Tra tanti commenti ce n’è uno sulla politica del compromesso  in cui mi riconosco perfettamente e che trovo maledettamente sensato. L’ha postato un “amico di Facebook” che non conosco di persona, ma da cui leggo spesso pensieri interessanti.

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La razza bianca lo dimostra: non c’è confronto tra Gori e un leghista

“Qui non è questione di essere xenofobi o razzisti. È questione di essere razionali. Tutti non ci stiamo. Quindi dobbiamo fare delle scelte, dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare ad esistere.” Parole di Attilio Fontana, candidato leghista alla presidenza della Regione Lombardia. 

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