Detto male e al momento sbagliato ma ha senso (AGGIORNATO)

NetanhyauANSA: Stanno suscitando scalpore le affermazioni del premier Benyamin Netanyahu secondo cui Hitler all’epoca non voleva “sterminare” gli ebrei, ma “espellerli”: fu convinto alla Soluzione finale dal Muftì di Gerusalemme Haj Amin Al-Husseini. “Hitler -ha detto al Congresso sionista- all’epoca non voleva sterminare gli ebrei ma espellerli. Il Muftì andò e gli disse ‘se li espelli, verranno in Palestina. ‘Cosa dovrei fare?’ chiese e il Muftì rispose ‘Bruciali'”. Non si è fatto attendere il comento il leader dell’opposizione israeliana Isaac Herzog sulle affermazioni del premier: “Una pericolosa distorsione. Chiedo a Netanyahu di correggerla immediatamente perché minimizza la Shoah… e la responsabilità di Hitler nel terribile disastro del nostro popolo”.

Lo dice in modo troppo forte e al momento meno adatto, anche sull’onda della rabbia per la pressione che sta vivendo Israele sotto attacco, ma l’affermazione di Netanhyau ha un senso. E’ probabile che l’incontro del 1941 tra Adolfo e il mufti abbia segnato il corso della storia.
Il mufti e Adolfo avevano gli stessi nemici: l’impero inglese, Russia e gli ebrei (questi ultimi per ragioni differenti, il mufti perché rappresentava il mondo arabo che puntava all’unificazione di Palestina, Siria e Iraq, Adolfo per questioni economiche).
Adolfo aveva bisogno di supporto, a qualunque costo. Il mondo arabo era un alleato perfetto, stessi nemici, obiettivi diversi e compatibili e strategicamente molto più importante di quanto possa sembrare (per una serie di motivi tattici che è troppo lungo citare qui, ma che riguardano la resistenza gollista in Francia, gli approvvigionamenti eccetera, fino all’arruolamento d quelli che vivevano in Germania).
La pianificazione dello sterminio cominciò dopo questo incontro e molti storici sono concordi nell’affermare che la pressione del mufti, scaturita nelle tre dichiarazioni di Adolfo, diede un contributo fondamentale alla decisione di trasformare l’espulsione degli ebrei in sterminio. Che Adolfo ci avesse già pensato e abbia quindi accettato con entusiasmo e organizzato la cosa con gran cura è un fatto. Ma è lecito pensare che la pressione diplomatica del mufti abbia avuto un peso, anche se forse non determinante come dice Bibi.

In sintesi: la storia è fatta di sfumature, Bibi ci ha tirato dentro forte con la mazza, ma il tema esiste ed è lecito discuterne.

Il thread su Facebook. Ce n’è un altro sul wall di Marco Isopi.

AGGIORNAMENTO 1
Evidentemente Hitler – a differenza di quanto pensavo – progettava la soluzione finale prima dell’incontro.

Grazie Roberto Della Rocca per il link.

AGGIORNAMENTO 2
Da Stand With Us e The Times Of Israel.

AGGIORNAMENTO 3
Ultimo commento nel thread sul mio wall Facebook:

Comunque:
1 – essere politicamente avversi a Bibi non può esaurirsi nel dire che è un cretino, un rincoglionito o un ubriacone. 
2 – se ha detto quel che ha detto, forse anche spinto da un’emozione forte, qualche buona ragione ce l’ha
3 – questo aiuta a comprendere
http://www.timesofisrael.com/full-official-record…/…
4 – la storia non è una cosa fatta di bianchi e neri, ma di infinite sfumature. Avere certezze sulla storia è il modo migliore per non capirla.

AGGIORNAMENTO 4 – MARCIA INDIETRO
Da questo articolo segnalato da David Bidussa​ (ma anche da parecchi altri) si capisce chiaramente che io ho preso una cantonata sugli eventi del 1941-1942, ma (e questo è ben più grave) che Netanyahu ha fatto un’affermazione non solo inopportuna e fuori tempo, ma anche fasulla e che scredita più lui che i suoi nemici. Esclusa l’ipotesi classica da social (ha bevuto, i tre neuroni, è scemo, eccetera), visto che un senso le cose ce l’hanno sempre, mi resta da capire perché lo ha fatto.