La farsa del Land Day e il diritto di Israele a esistere

Quello che scrive la stampa italiana sugli scontri di questi giorni al confine di Israele con la striscia di Gaza in occasione del Land Day è sconcertante. Qualunque Paese al mondo che difenda i propri confini verrebbe descritto come aggredito, ma se Israele si difende è il “criminale sionista”. Eppure per i palestinesi non esiste possibilità di riconoscimento della legittimità di Israele a esistere, addirittura Hamas ha scritto nel proprio DNA un obiettivo preciso: distruzione totale di Israele e uccisione di tutti gli ebrei. Un obiettivo cui l’organizzazione criminale terrorista dedica le enormi sovvenzioni che arrivano dai Paesi arabi e dall’Europa e per il quale non esita a mettere in prima linea civili inermi.

L’estremismo islamico ha trasformato il Medio Oriente in un mattatoio, con bombe e armi chimiche sui civili, a cui l’informazione dedica occasionali trafiletti. Ma se l’esercito di Israele (l’unica oasi di democrazia in tutto il Medio Oriente) ferma un tentativo di intrusione violenta, apriti cielo.

Nel disastro dei commenti (inclusi quelli  guerrafondai e violenti da parte di ebrei e israeliani di destra che colpevolmente soffiano sul fuoco) in occasione del “Land Day“, è arrivato un bel post su Facebook dell’amico Roberto Della Rocca, che in quel mattatoio ci vive da tanti anni e ci fa politica. E’ la cosa migliore che ho letto, quindi dopo averla condivisa sul mio wall la salvo anche qui, per chi non frequenta Facebook.

Che sia chiaro, io sono a favore dell’unica soluzione possibile e attuabile per risolvere il problema palestinese cioe’ due stati per due popoli.
Detto cio’ affermo che questa “marcia del ritorno” e’ una nefandezza dell’organizzazione terrroristica Hamas (cosi’ e’ considerata sia dagli USA che dall’Unione Europea).
Hamas vuole piu’ morti e feriti possibili, fa’ bene alla propaganda.
E’ per questo che ha investito in questa farsa 10 milioni di dollari, compreso ingenti somme devolute alle famiglie per convincerle a partecipare alla marcia e a pernottare in tendopoli.
Dieci milioni che vanno aggiunti agli ulteriori centinaia (se non migliaia) spesi per costruire tunnel e acquistare armamenti, razzi specialmente, immancabilmente lanciati a ondate contro obbiettivi civili israeliani.
Tutte queste enormi somme di denaro, devolute da paesi arabi, ma anche provenienti da paesi occidentali (si’ si’ anche te che mi stai leggendo hai contribuito ad armare un gruppo terroristico) sono state convogliate su usi bellici (e per far fare la bella vita ai corrotti leader fondamentalisti), invece che sostenere l’economia della striscia di Gaza e il welfare della popolazione civile, popolazione che e’ succube impotente dei radicali islamisti.
I civili? Quelli possono andare a farsi fottere, valgono molto di piu’ da morti, immolati sull’altare della causa palestinese e osannati dal minculpop islamico che passa le veline ai massmedia mondiali.
650 mila morti in Siria? Chi se ne frega, il loro peso specifico e’ zero rispetto a 4-5 vittime palestinesi uccise dall’orco sionista.
Non dimentichiamoci che questi autentici paladini della democrazia hanno conquistato il potere trucidando piu’ di trecento rappresentanti dell’OLP, loro fratelli, dopo l’abbandono unilaterale della striscia da parte di Israele 13 anni fa’, abbandono completo, fino all’ultimo centimetro quadrato. Peli sullo stomaco questi signori non li hanno.
Questi insigni statisti sono anche quelli che hanno distrutto, in poche settimane dall’abbandono israeliano, tutte le infrastrutture economiche lasciate, infrastrutture che permettevano a molte migliaia di abitanti di Gaza di lavorare e mantenere le famiglie.
Israele invece e’ quella che, a differenza dell’Egitto che tiene i confini ben chiusi, permette ancor oggi e da sempre, il passaggio giornaliero, dai valichi di confine, di centinaia di camion con i beni che garantiscono la sopravvivenza della popolazione, passaggio che continua sempre, anche durante i conflitti armati.
Israele pero’ e’ anche quella che ha fatto, guidata da Sharon, il grosso errore, nel 2005, di lasciare unilateralmente la striscia, invece che in un ambito di accordo globale che comprendesse anche la Giudea e la Samaria.
Questo improvviso vuoto di potere ha permesso le turbolenze che hanno dato le redini a Hamas.
La pace non si fa’ unilateralmente e il fatto che in Cisgiordania non ci sia ancora una soluzione e’ la scusa adottata da Hamas per continuare a generare violenze, visto che non ci sono piu’ rivendicazioni territoriali su Gaza.
Chi non capisce che Gaza e’, purtroppo, legata a doppio filo a Nablus, Ramallah e Betlemme non comprende l’anima del conflitto.
E’ vero, Hamas vorrebbe la distruzione di Israele, lo ha dichiarato piu’ di una volta, ma e’ proprio per questo che bisogna appoggiare le forze moderate, quelle che sono disposte al dialogo, ed esistono. Rafforzare i moderati e far fruttare il dialogo e’ la migliore arma per neutralizzare gli estremisti.
Non sono ottimista, visto anche la “statura” delle leadership politiche dalle due parti, nazionalismo per non chiamarlo peggio nostro, impotenza loro, ma e’ doverosa un analisi equilibrata.
Disinformazione c’e gia’ sui nostri lidi, anche troppa.

Questo scrive Roberto. Intanto almeno dieci dei “pacifici dimostranti” rimasti ieri sul campo sono stati identificati. I nomi sono stati diffusi da IDF e sono tutt’altro che pacifisti.

1. Mosa’ab Salol — 23 years old, resident of Zo’ida, active operative of the Hamas terror organization’s military wing. Neutralized by IDF troops near the Northern Gaza Strip as he and an accomplice fired at the troops.
2. Sari Abu Odeh — 28 years old, resident of Beit Hanoun, active operative of the Hamas terror organization’s military wing in the Beit Hanoun Battalion.
3. Jihad Frina — 35 years old, resident of Sheikh Radwan, Company Commander in the Hamas terror organization’s military wing.
4. Ahmad Odeh — 19 years old, resident of Gaza City, active operative of the Hamas terror organization’s Shati Battalion.
5. Hamdan Abu Amshe — 25 years old, resident of Beit Hanoun, active operative of the Hamas terror organization.
6. Muhammad Rahmi — 33 years old, resident of Shuja’iyya Turkman, active operative of the Hamas terror organization.
7. Muhammad Abu Amro — 27 years old, resident of Shuja’iyya Turkman, active operative of the Hamas terror organization’s tunnel-digging initiatives.
8. Abed Elrahman Abed Elnabi — 20 years old, resident of Lahia, active operative of the Hamas terror organization’s military wing.
9. Ebraheem Abu Sha’er — 29 years old, resident of Rafah, active operative of the Islamic Jihad.
10. Jihad Zuhier Salman Abu Jamos — 30 years old, resident of Bani Suheila, active operative of the al-Aqsa Martyrs’ Brigades.

Ciò detto, : se si fa parte di quelli che si indignano contro Israele, (1) andrebbe letto Catch The Jew di Tuvia Tenenbom, (2) andrebbe studiata la storia di Israele e di quei territori a partire dall’inizio del ‘900 fino al 1948, poi al 2005 (anno della restituzione della striscia di Gaza) verificando come tutti i tentativi di pace siano stati mandati in vacca dagli arabi. Poi (4) andrebbe letto questo articolo per sentire l’altra campana e finalmente (5) andrebbe visto il video qui sotto, in cui l’ambasciatore palestinese alle Nazioni Unite, Riyad Mansour, racconta balle, definendo “pacifica” la manifestazione.