Elezioni siciliane e Matteo Renzi: il noioso mantra delle dimissioni

Elezioni siciliane e Matteo Renzi: perché mai il risultato debba “aprire il tema della leadership” nel PD – unico partito italiano in cui si fanno i congressi per votare un segretario – non è chiaro. Semmai questo episodio (locale) dovrebbe confermare il giudizio su chi è venuto meno allo spirito democratico, rinunciando a sostenere la segreteria eletta, facendo opposizione dall’interno fino al prossimo congresso e mostrandosi compatti fuori, com’è sempre stato, come insegnavano Gramsci e Berlinguer.

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Quella sinistra perdente che non sa gioire se Renzi vince

civati“Ciò che è accaduto in occasione del varo della legge sulle Unioni Civili, un momento davvero importante per il nostro Paese, è quanto di più malinconico si potesse vedere nel campo della sinistra. [snip] Dal momento in cui la legge è entrata alla Camera per la sua definizione finale, tutta la sinistra che ha in avversione Renzi si è come cristallizzata, imbacalita dall’imbarazzo, non è stata più in grado di esprimere un sentimento, paralizzata dalla reale e concretissima possibilità che quella giornata così storica per il Paese finisse tra i meriti evidenti del presidente del Consiglio.”

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Balzani e Sala: due opinioni che fanno riflettere

marco mazzei“È diventata vicesindaco quasi per caso, due mesi fa, scelta da Giuliano Pisapia per riportare pace in una giunta (e in una maggioranza) sull’orlo di una crisi di nervi. Ma adesso per Francesca Balzani c’è chi immagina un altro salto in avanti, questa volta tutt’altro che casuale. È lo stesso sindaco il primo ad aver pensato al suo nome, che però piace anche al Pd e viene visto, da più parti, come quello sul quale potrebbe confluire tutta la coalizione del centrosinistra che si prepara, con molte incertezze e altrettante inquietudini, alla sfida del 2016 per Palazzo Marino”.

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“Milano 2016” non sia il remake di “Milano 2006”

Bruno Ferrante 25 aprile 2006“Le primarie del Partito Democratico, strombazzate da anni come luogo della libertà, del libero consenso, della solenne autodeterminazione degli elettori, vanno sostanzialmente in soffitta. O in cantina, scegliete voi, basso e alto in questo caso coincidono. Non ne verrà celebrato neppure un modesto funerale con i soli, strettissimi, parenti stretti. Niente di niente. Si cambia, e si cambia perchè si perde a rotta di collo soprattutto con i candidati scelti proprio dal partito attraverso quel meccanismo”.

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Milano 2016: anche Corrado Passera in lizza

Corrado PasseraCi siamo. Dopo l’autocandidatura di Antonio Di Pietro con M5S e le voci insistenti su Matteo Salvini, arriva da Italia Unica la notizia che Corrado Passera si candida alla successione di Giuliano Pisapia come sindaco di Milano. Non si sa con quale squadra né con quale schieramento, per ora l’ex ministro dello sviluppo economico eccetera del governo Monti si limita a dire che ci sarà, ma che prima di qualunque altra azione avvierà un periodo di “ascolto”. Riassumiamo le ipotesi a oggi.

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Il vero sconfitto (non) è Matteo Renzi

Civati Fassina CuperloNon serve essere “renziani” (certo non lo sono io) per cogliere le meta-motivazioni del cicaleccio che segue queste elezioni amministrative. I temi critici nei confronti del risultato di centrosinistra sono sostanzialmente quattro: (1) in Liguria s’è perso a causa di Renzi, che ha piazzato un candidato perdente, (2) in Veneto la candidata di centrosinistra è stata “asfaltata” (termine in voga a destra in questi giorni assieme a “rassemblemant”) dalla Lega, (3) il centrosinistra ha vinto con candidati “non renziani” e comunque (4) il vero sconfitto è Renzi.

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La mail di Pippo Civati

Pippo Civati“Cogliamo l’occasione di questa bella lettera che Jacopo Iacoboni ha scritto ieri per La Stampa – e che trovate qui di seguito – per aprire una discussione tra tutti coloro che sono interessati a al percorso che faremo da oggi in poi e alla nuovo spazio che siamo intenzionati a aprire. Potete scrivere qui di seguito la vostra proposta, ma niente politicismi: siamo alla ricerca di una visione, raccontateci la storia che vorreste veder iniziare, scriveteci il vostro ‪#‎tag‬ a cui legarla: alla fine Pippo Civati risponderà, in attesa di vederci, come sempre, di persona personalmente.”

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Ragazzotti toscani e ragazzotti brianzoli

Pippo CivatiIn uno dei thread dedicato all’esodo di Civati dal PD sulla pagina Facebook de Gli Stati Generali (peraltro già citato qui) ho postato un commento che sintetizza il mio pensiero sulla vicenda. Non è facile ragionare di politica in questi thread, in cui spesso ironia, sarcasmo e pancia annullano qualunque possibilità di scambiare opinioni. Quindi riporto qui il mio pensiero sulla faccenda.
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Un fuoriclasse ma anche no

Pippo CivatiPippo Civati che lascia il Pd è un po’ come Alessandro Del Piero che la Juventus ha lasciato andare via senza fare alcuno sforzo per trattenerlo. Non tanto per il comune talento (Civati deve ancora dimostrare di essere un fuoriclasse della politica), ma per il fatto che entrambi, nonostante gli ambiti diversi, erano visti come una bandiera. La metafora calcistica serve a rendere l’idea di quanto è accaduto con la decisione del deputato di abbandonare il Partito democratico. Perché non si è trattato di un semplice parlamentare alla ricerca di un altro lido per convenienza.

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