Il Montanelli imbrattato e il dubbio di Beppe Sala

Tante voci autorevoli (tra cui quella di Beppe Sala, sindaco di Milano) e tantissime non autorevoli hanno commentato la vicenda del secondo  Montanelli imbrattato, ci mancava che aggiungessi la mia, pensavo. Poi però ecco un post sul wall Facebook della mia amica Sabrina Malara a seguire la seconda riflessione di Sala, con alcuni commenti a cui non ho potuto fare a meno di rispondere. Salvo qui il mio intervento con un minimo di editing, perché abbandonare pensieri alla deriva su Facebook è sempre più uno spreco di energie.

Cara Sabrina i quattro commenti qui sopra (NdR: vedi foto di corredo) dimostrano che oggi nel nostro Paese ogni persona sinceramente democratica e di buon senso ha il dovere di fermare lo scempio culturale e politico generato dal qualunquismo. Soprattutto oggi.Pur nella speranza che chi scrive sul tuo wall “allora voto i fasci” lo faccia perché sui social si vomita qualunque stronzata emotiva, è evidente che considerare Sala “un coglione”, un “senza vergogna”, “un fascio” o “archeologia ottocentesca” dimostra solo la scomparsa della capacità analitica: se ci si riduce a cercare i parametri del giudizio nel proprio piccolo sentire emotivo anziché in un’analisi sensata della realtà (considerando il momento storico, la situazione sociopolitica, il contesto culturale, gli umori, le aspettative della collettività e anche le alternative in gioco) si sostiene il gioco degli sfascisti alla Salvini e Meloni. Cioè si contribuisce ad aprire  la porta al loro fascismo populista, quello peggiore, quello che i Partigiani hanno combattuto e sconfitto durante la Seconda Guerra.

Ho preso tante mazzate dalla polizia negli anni 70 per difendere – assieme ai miei compagni dell’Università Statale – i valori cardine della democrazia e della sinistra, sarà forse per questo che trovo deprimenti le battaglie di retroguardia da parte di incorruttibili giudici da tastiera e poltroncina.Ho il massimo rispetto per chi ha versato la vernice su una statua che considero inopportuna e brutta, penso ancora che la ribellione sia l’unica possibilità di chi non viene ascoltato e questa della vernice su Montanelli è una ribellione tutto sommato innocua. Tanto che la statua la lascerei così, a segnalare la macchia sulla coscienza di un uomo che oggettivamente ha contato nel suo tempo. 

Però trovo insopportabile la furia iconoclasta: prendersela con gli oggetti mi sembra una gran perdita di tempo, soprattutto oggi che i due partiti neofascisti “di lotta e di governo”, vivi e vegeti, si avvicinano a riscuotere insieme il consenso del 45% di votanti tanto grulli da credere alle loro false promesse.

Ho molto rispetto per Beppe Sala, che considero il miglior sindaco della Milano repubblicana assieme a Greppi. Ho apprezzato la sua misura nell’affrontare anche questa criticità, forse con  un po’ troppa sicurezza la prima volta, ma aprendo la porta a un sano dubbio la seconda, da persona intelligente e sensibile qual è, a differenza dei giudici da tastiera che il dubbio manco sanno dove stia di casa.

PS: aggiungo ciò che scrivevo il 10 marzo 2019 sulla levata di scudi contro le ragazze di #nonunadimeno che l’avevano dipinto di rosa: “Vernice lavabile. E’ un gesto situazionista, inoffensivo, molto simbolico. Non facciamola troppo grande altrimenti si finisce nel perbenismo di quelli che cancellano i murales con la spugnetta e il grembiulino bianco. Indro Montanelli (tra l’altro mio maestro di scrittura quando collaboravo al Corriere dove concluse la sua carriera) in gioventù fu un uomo di merda, pedofilo e misogino confesso, quindi oggi viene scelto come simbolo di una odiosa prevaricazione. Ci sta.” 

Facebook trasforma tutti in giudice