Niente vaccino ai ciclisti

Vaccino per tutti, ma non se sei un ciclista. Se arrivi pedalando a vaccinale di Trenno a Milano la prima reazione è un “Niet! Niente vaccino ai ciclisti”. Salvo far passare chi arriva in moto, che tecnicamente è pure lui un ciclista a tutti gli effetti, con un motore che pedala al posto suo. Una follia che dimostra ancora una volta arretratezza culturale e ottusità che pervade il nostro Paese.

Dal wall Facebook di Marco Ferrari, milanese e attivista dell’associazione Genitori Antismog.

Stamattina è giunto finalmente il giorno della mia vaccinazione. Mi presento al hub vaccinale di Trenno, in via Novara, il famoso ‘drive-thru’ allestito dall’esercito. In bici. Mi metto in coda dietro a qualche auto, ma già all’ingresso i responsabili della protezione civile mi fanno cenno di avvicinarmi e mi spiegano che non possono farmi entrare in bici. Io dico che mi sono prenotato regolarmente e che nella prenotazione e nelle istruzioni non era specificato che fosse obbligatorio presentarsi in auto. Al che mi fanno vedere il totem all’ingresso, dove è scritto che possono accedere solo le “autovetture”. Protesto, dicendo che ho già fatto 5 km, che non posso scoprirlo una volta giunto e che comunque è una discriminazione. Chiedo di parlare con un responsabile, e a quel punto vanno a chiamare il sergente dell’esercito che mi spiega che loro hanno indicazioni di non accettare persone a piedi e in bici, che appunto si chiama ‘drive-thru’ per quello. Rispondo che potrei anche non sapere l’inglese, ma che comunque anche la bici è un veicolo e che si guida. E rimane il fatto che da nessuna parte era scritto che fosse obbligatorio arrivare in auto.
E se non avessi un’auto?
Militari e protezione civile sembrano solidali con me e mi dicono che appunto molti arrivano in taxi o con le auto del car-sharing… Però poi sento un addetto che commenta “se ogni 100 auto si presenta uno in bici… qualche problema di comunicazione c’è…”.
Io continuo a insistere che voglio essere vaccinato e che il mio mezzo è la bici e che non devo per questo essere discriminato.
Chiamano infine il responsabile sanitario dell’ATS che mi spiega che dato che è previsto un periodo di osservazione di 15 minuti per le eventuali reazioni avverse, allora se si sta seduti nella propria macchina è un conto, mentre in bici non è previsto uno spazio. Rispondo che basterebbe prevedere per i ciclisti qualche sedia sotto uno dei vari gazebo.
Comunque mi fa infine passare, chiede che mi sia data una sedia per l’osservazione, ottengo così la mia prima dose di vaccinazione e attendo che trascorrano i 15 minuti… Mentre sono seduto vedo passare uno in moto che si mette ad aspettare i suoi 15 minuti a fianco alle auto in sosta. A uno dei responsabili della protezione civile con cui avevo discusso prima quindi chiedo: “ma in moto si può?!”
“Sì” – mi risponde – “in moto si può”… “Cioè non si potrebbe” – aggiunge – “ma le moto le fanno passare…”.
Ecco che viene fuori tutta l’arretratezza culturale di questo paese, che considera la bicicletta un mezzo di trasporto marginale, quasi un fastidio. E la discriminante non sono neanche le due ruote, ma non avere il motore a scoppio.
Invece di venire incentivato, invece di venire premiato, chi non inquina e non fa rumore e si sposta in bici viene continuamente vessato.
E penso che se anche ho fatto su un casino -sebbene per un mio diritto- almeno io non ho fatto respirare gas di scarico agli operatori e agli altri vaccinandi. E penso anche a tutti quegli altri ciclisti che sono dovuti tornare indietro e trovare altre soluzioni per vaccinarsi, perdendo tempo e giorni preziosi.
Generale Figliuolo, fai aggiungere qualche sedia e un gazebo per noi ciclisti al ‘drive-thru’, così che sia anche ‘bike-thru’.

Tra l’altro qualcuno segnala l’avviso apposto all’ingresso dell’hub: “Ingresso consentito alle sole autovetture“, come se a vaccinarsi fossero le auto e non i cittadini. Sarebbe interessante conoscere l’autore del diktat.

Applausi incondizionati a Marco che ha saputo gestire al meglio la situazione, resistendo all’ottusità immotivata e imponendo ai burocrati il suo diritto ad arrivare a farsi vaccinare col mezzo che preferisce.