Goebbels e la guerra del PD

A seguire su Twitter i vari Bersani, Calenda, Cuperlo, Della Vedova, Del Rio, Fiano, Marattin, Martina, Minniti, Mior, Orfini, Orlando, Prodi, Quartapelle, Scalfarotto, Serracchiani, Speranza, Zingaretti e C. si ha la netta sensazione che la destra (cioè la peggior destra del post-fascismo) manterrà a lungo il potere in Italia. 

E’ chiaro a tutti che è in corso una guerra comunicativa, in cui una parte dispone di risorse avanzatissime e le sa usare, l’altra parte usa la baionetta e qualche slancio individuale.

La mia parte (cioè tutto ciò che si oppone ai due schieramenti del governo gialloverde) ha leader vecchi (di anagrafe o pensiero), egoisti (lavorano per la propria poltrona), inetti (non hanno la percezione del mondo che cambia), dunque incapaci di leggere la realtà con pragmatismo e definire le strategie con cinismo ed efficacia. Credono (sperano) di poter vincere opponendosi con i contenuti (anche di buon senso, per carità) a una forma studiata efficacissima nel toccare l’immaginario della quota di popolo che vuole essere “bue” (remember Matrix?),  quindi si affida al più abile, ipocrita, cinico, spregiudicato protagonista comparso sulla scena politica italiana da decenni a questa parte, coadiuvato da una macchina comunicativa di efficienza impressionante.

Contro questa potenza di fuoco l’opposizione naviga a vista, ognuno per sé e nessuno per tutti, chi scimmiottando (male) i modelli comunicativi della maggioranza, chi avanzando proposte scoordinate, divisive o indigeribili all’audience “da intercettare”, addirittura sonore cappellate, tipo Marattin con l’obbligo di identificarsi sui social o robe arcaiche tipo il “governo ombra” di Martina.  Esemplare la serie di cappellate prodotte da Zingaretti fino dall’esordio: comparsata “sì-TAV” con Chiamparino,  pippone sul trasloco dal Nazareno a un loft “aperto a tutti”, strizzate d’occhio agli sfigati del fu-LeU, rilancio dello ius-soli dopo la prodezza dei ragazzini sul bus, candidato fan di Almirante in Basilicata.

Tutti errori che finiscono per nutrire la cyborg-bestia, l’organizzazione di propaganda leghista tanto efficiente da fare invidia a Goebbels, destinata ad avere un posto di rilievo nei futuri libri di storia a venire. Ma una cyborg-bestia non la sconfiggi con moschetto e clava, tantomeno con sottili ragionamenti, scherzetti e ironia: servono le armi moderne: un progetto di comunicazione, un brand, un campione come leader, linee guida comuni, tono di voce condiviso, professionalità, disciplina, coordinamento.

PS in sintesi: Chi si è ringalluzzito per 1.700K elettori alle primarie del PD si renda conto che “il problema è un altro” (scus. LUOGOCOMUNISM™.), a maggior ragione dopo le regionali di Basilicata con il PD a meno di due punti percentuali di vantaggio da Fratelli d’Italia.

PPS: sul tema suggerisco questa risposta di Giuseppe Genna alla riflessione di Paolo Mieli.