Giuliano Pisapia si candida alle europee? Ja bitte!

La notizia che Giuliano Pisapia si candida alle europee era nell’aria. Arrivato a Palazzo Marino nel 2011 battendo Letizia Moratti tra gli applausi di un elettorato variopinto e felice (incluso chi scrive), ha deluso non pochi fin dalle nomine degli assessori. A fine mandato ha confermato la rinuncia alla seconda candidatura, creando non poco scompiglio tra le file del centrosinistra (si deve probabilmente a Matteo Renzi l’operazione di salvataggio di Milano con la candidatura di Beppe Sala, ben più convincente dopo l’elezione che prima).

Tirando le somme sui cinque anni del governo arancione si conclude che Giuliano Pisapia probabilmente non passerà alla storia tra i migliori sindaci nella storia Milano, come sostengono i suoi fan, ma neppure tra i peggiori, come dicono i suoi detrattori. Non ha saputo tenere a bada i galletti messi in giunta per onorare gli accordi elettorali, non ha la il carisma e la vision del pragmatico Beppe Sala, né il decisionismo dell’algida Letizia Moratti (cui va riconosciuto l’avviamento di non progetti che determinanti per il momento felice che oggi vive Milano).

In compenso Giuliano Pisapia ha avuto il merito di ridare umanità all’immagine del sindaco di Milano, annullando gli effetti della spocchia di Albertini e della superbia della Moratti. Con sobrietà, buon senso e cultura ha riavvicinato Palazzo Marino ai milanesi, dando un contributo importantissimo allo sviluppo della città. Il rinato orgoglio di essere milanese che oggi condividiamo in molti è anche merito di Pisapia.

Esponente della borghesia liberal milanese che è oggi uno dei traini per la rinascita democratica del Paese, se eletto a Strasburgo potrà mettere la sua esperienza e le sue competenze a servizio di quell’Europa la cui salute è un presupposto imprescindibile per la qualità della vita anche di casa nostra.

Per questo penso che la sua candidatura alle prossime elezioni europee debba essere vista con favore da ogni sincero democratico, senza eccezioni né distinguo. Anche perché non è il momento di farne.