La politica del compromesso e la volgarità insostenibile

In un thread sul mio wall Facebook dedicato al recente sondaggio sulle intenzioni di voto pubblicato da Huffington Post si è scatenato un acceso dibattito tra le diverse fazioni. Tra tanti commenti ce n’è uno sulla politica del compromesso  in cui mi riconosco perfettamente e che trovo maledettamente sensato. L’ha postato un “amico di Facebook” che non conosco di persona, ma da cui leggo spesso pensieri interessanti.

Si chiama Andrea Cocciardo ed ecco il suo intervento.

la cosa che non comprendo è che la gente si accontenta, sempre. Scende a compromessi, sempre. Fa un lavoro che è un compromesso rispetto a quello ideale. Vive in una casa che è un compromesso rispetto a quella ideale. Le vacanze, il telefono, la macchina, la spesa, le giornate, le gite della domenica, spesso persino gli amici, i partner, addirittura gli amanti. È tutto un compromesso, ed è sano, perché semplicemente vuol dire essere appena appena adulti.
Appena si passa alla politica, invece, la stessa parola “compromesso” pare una volgarità insostenibile, sale un bisogno di purezza ideale che se si applicasse al resto della vita ci si suiciderebbe tutti pur di non. Io no so.