Darsena di Milano: troppo sovietica per tollerare la street art

La Darsena di Milano, ovvero la briscola peggio giocata dall’amministrazione Pisapia. Un’opportunità straordinaria, un luogo potenzialmente bellissimo, in potenza una piccola Venezia purtroppo finita nella Berlino sovietica.

Gia: dopo anni e anni di ipotizzati megaparcheggi, degrado, palude e topi, è arrivata la sospirata  ristrutturazione, ma sembra fatta da un impiegato del catasto della Berlino Est dell’era sovietica, tanto è allergica alla fantasia e ai colori. C’era l’occasione di inventare un luogo incantevole, s’è raffazzonata  una distesa di mattoni, botteghe mediocri, cemento e ferro che neanche Alexanderplatz.

Sarà per questo che il nuovo murale comparso l’8 marzo, dedicato alle donne ribelli e a Dax, è stato subito coperto da uno strato di colore grigio topo: ovviamente bisognava mantenere la coerenza con il progetto sovietico (oltre che coi precedenti inquilini roditori della darsena decorato-morattiana).

Vuoi mettere com’è più ordinato, in quel contesto senza fantasia e senza qualità, un bel muro grigio rispetto a una manifestazione di creatività e screanzata street art antagonista?

PS: sulla riqualificazione della Darsena va letto questo articolo da Il Cielo Su Milano

PPS: dal thread su Facebook mi sono accorto che non sono stato chiarissimo sull’intento di questo post. Non volevo incensare il murale, neppure particolarmente bello, ma manifestare tutto il mio scontento per come è stata ricostruita la Darsena.