Ballottaggio: dichiarazione di voto

Alberto Biraghi nel 2015Se l’alternativa si chiama Salvini, Gelmini, Lupi, La Russa, Formigoni, De Corato e altra analoga paccottiglia, il cittadino democratico, soprattutto il milanese per bene deve mettere da parte insoddisfazioni, rancori, voglie di rivalse, strategie e votare per il meno peggio. Il rischio che costoro tornino al potere a Milano è reale ed è un rischio enorme per la città.

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Domenica vota per Milano

La feccia di destraDomenica Milano potrebbe finire nelle mani di questi. E’ un’opzione possibile, perché al momento i sondaggi danno i due candidati testa a testa.
Se la destra – questa destra indecente – si prendesse Milano per pochi voti ci sarebbe da tirare testate nel muro.

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La pancia e la ragione: poi il sindaco dura 5 o 10 anni

matteo renziTrovo demenziale per una persona di sinistra o centro sinistra di non dare il proprio voto a Giuseppa Sala o darlo a un candidato di destra in funzione delle ipotetiche ripercussioni di quel suo voto sul governo, nell’illusione di “dare una spallata a Renzi”. Legittimo che Renzi stia sulle palle, però poi Milano si tiene il sindaco cinque anni e Renzi magari se ne va prima, e comunque cosa diavolo c’entra Renzi con i prossimi cinque (o dieci) anni di Milano?

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Mancanza di trasparenza: un pessimo segnale

parisi sala“Che tipo  di città vogliamo? Servizi pubblici o iniziativa privata? Bike sharing o sicurezza delle periferie (in quali proporzioni) ? Settimana del design o illuminazione notturna? Jazz o liscio? Premetto che ritengo i programmi elettorali carta straccia (di buone intenzioni è lastricato l’inferno) e dunque irrilevanti. In larga misura allora la scelta dipende dalle persone, i candidati sindaci ed i loro assessori, e dalla loro “indipendenza”.”

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La sinistra che non c’è

facebook comunistaUna candidatura di sinistra a Milano vale – secondo i sondaggi più ottimisti – il 10% scarso, quindi non si capisce quale sia l’obiettivo di Curzio Maltese (come pure dei vari Besostri e Finiguerra, altri possibili concorrenti di cui si parla in queste ore), visto che nel probabile caso di ballottaggio e conseguente apparentamento quell’area politica ha da guadagnare una frazione non significativa del 60% dei seggi assegnati al vincitore.

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