Sifu e sihing debunking: patacche e distorsioni nella terminologia marziale

Tra tante degenerazioni subite in Italia dalle arti marziali cinesi, una delle più sgradevoli è quella che riguarda gli appellativi tradizionali. Usati in Cina per indicare le relazioni di parentela marziale (come in una famiglia: tipo nonno, zio, fratello, nipote…), sono stati arbitrariamente trasformati da non pochi insegnanti in gradi e titoli,  con contorno di diplomi, timbri e ovviamente tasse d’esame. Ritengo quindi utile un po’ di debunking sull’argomento, perché neppure il più importante fra gli appellativi (“sifu”, il maestro) viene risparmiato da questa degenerazione.
In Cina l’appellativo “sifu” (pinyin: si1 fu6 in cantonese , in mandarino”shifu”, pinyin: shī fu) viene usato con persone esperte in ogni mestiere che richieda abilità e competenza (come da noi il desueto “mastro”). Il cinese chiama “sifu” l’erborista,  il carpentiere, il medico tradizionale, l’insegnante, eccetera. Nelle arti marziali il termine “sifu” viene usato per un maestro in attività, deus ex machina nella palestra che è sede dei suoi allievi. In questo gruppo le relazioni rispecchiano quelle di una famiglia: dunque “sifu” è il padre, “sigung” (cioè il maestro del “sifu”) è il nonno, gli allievi sono “fratelli”. A differenza della famiglia, le relazioni non si basano sull’età anagrafica, ma sull’inizio della pratica. Tra due allievi è dunque “maggiore” non il più vecchio (tantomeno il più bravo), ma quello che ha cominciato per primo, cui tutti quelli che hanno cominciato dopo di lui si rivolgeranno con il termine “sihing”, appunto “fratello maggiore”.

Nella palestra tradizionale di kungfu non ci sono gradi, non ci sono esami, c’è solo collaborazione e aiuto del più esperto nei confronti del meno esperto. Gli allievi anziani insegnano ai principianti, i quali a loro volta insegneranno ad altri principianti e così via. Il più bravo è riconosciuto in quanto bravo, l’anziano è rispettato in quanto saggio. Quando un anziano si stacca per aprire la sua palestra l’unico esame che deve superare è la “benedizione” del suo “sifu”: solo se questa viene concessa l’allievo potrà pubblicizzare la sua discendenza marziale.

Alcuni esempi riferiti alla mia lunga esperienza come membro dell’Hon Chung Gymnasium Student Union di cui faccio parte dal 1977.

  • Il compianto Hui Wing, assistente medico del maestro Chan, aveva praticato pochissimo Hung Kuen in gioventù, eppure per tutti era “sihing”, perché era stato il primo a seguire il maestro Chan tra i fratelli attivi.
  • Per tutti noi il maestro Chan era “sifu” tranne che per Lee Yun Fook, il quale lo chiamava “sigung”: avendo cominciato la pratica con un allievo anziano del maestro Chan, questi per lui era il “nonno marziale”.
  • Io sono uno zio (“sisuk”) per i giovani amici italiani allievi dei miei “sihing” Cheung Yee Keung e Kong Pui Wai, che per loro è “sifu”.
  • Nell’Hon Chung Gymnasium, oltre al maestro Chan, erano chiamati “sifu”  anche i lavoranti anziani della sartoria e il cuoco.

Ho trovato una  chiarissima tabella su una pagina Wikipedia dedicata alla terminologia dello stile Wing Chun, la riporto per chiarezza e per salvarla nel caso venga rimossa.

As normally
seen in English
(from Cantonese)
Simp.
char.
Trad.
char.
Cantonese
(Yale
transcription)
Mandarin
(Pinyin
transcription)
Meaning(s)
(in English)
Sidai 师弟 師弟 si1 dai6 shī dì junior male classmate
Simui 师妹 師妹 si1 mui6 shī mèi junior female classmate
Sihing 师兄 師兄 si1 hing1 shī xiōng senior male classmate
Sije 师姐 師姐 si1 je2 shī jiě senior female classmate
Sifu 师父 師父 si1 fu2 shī fù master
Sisuk 师叔 師叔 si1 suk1 shī shū master’s junior male or female classmate
Sibak 师伯 師伯 si1 baak3 shī bó master’s senior male or female classmate
Sigung 师公 師公 si1 gung1 shī gōng master’s master
Sitaigung 师太公 師太公 si1 taai3 gung1 shī tài gōng master’s master’s master
Sijo 师祖 師祖 si1 jou2 shī zǔ master’s master’s master’s master

Dunque, visto che sono allievo diretto di Chan Hon Chung (che mi ha insegnato tutto, senza aver fatto cerimonie del tè), il mio “sigung” è Lam Sai Wing, il mio “sitaigung” è nientepopodimeno che Wong Fei Hung, mentre il mio “sijo” è suo padre Wong Kei Ying. Cheung Yee Keung e Kong Pui Wai sono i miei “sihing” (senza aver sostenuto esami). Semplice no?

Alberto Biraghi e Chan Hon Chung

In sintesi: nel mondo italiano dell’arte marziale cinese ci sono molti bravi insegnanti, ma ce ne sono anche parecchi da cui sarebbe bene stare alla larga. Ecco una serie di indizi che possono aiutare a riconoscerli.

  • “Tizio Rossi, direttore tecnico, ha conseguito il titolo di sifu nel….”. Non si viene promossi “sifu” e non si deve superare un esame, lo si diventa conquistando stima e apprezzamento per il proprio lavoro;
  • “Tizio Rossi, ha conseguito il titolo di sihing nel….” (o peggio ancora di “sigung”) nel….”. Sarebbe come dire che si deve superare un esame per diventare fratello maggiore o nonno.
  • Anche gli appellativi “grandmaster” o “great grandmaster” sono un indice di incompetenza. Purtroppo si stanno inflazionando nel mondo marziale, dove la piaggeria va di pari passo con l’incapacità di capire se un insegnante è capace o è un millantatore (non pochi “grandmaster” universalmente celebrati hanno tecniche tutto sommato mediocri). Visto che “sifu” non è un grado, non possono esistere declinazioni accrescitive “grand”, “great grand”, eccetera. Se n’è già parlato qui.
  • Stringi stringi anche chi si autodefinisce “sifu” nel profilo social o sulla home page della sua palestra andrebbe valutato con qualche sospetto.
  • Le cinture colorate e nere con i relativi gradi (in genere definiti “duan”) mal scopiazzate dal mondo marziale giapponese sono un obbrobrio nelle palestre che si dichiarano rispettose della tradizione cinese. Altrettanto dicasi di strisce sui pantaloni, mostrine, stemmi, eccetera.
  • Il “baaisi¹”, ovvero il tè offerto in ginocchio al maestro, il quale accettandolo accetta l’allievo, è una pantomima tornata in auge in Occidente (mai vista a Hong Kong) che sinceramente fa un po’ ridere. Nel business dell’arte marziale di oggi, con le esigenze di fatturato, è impensabile che un insegnante respinga un allievo. E allora a che serve la scenetta del tè?

Ho anche trovato per caso su Facebook una pagina che contribuisce a rimettere le cose al loro posto. Ne trascrivo il passo più utile.

Cominciamo dalla parola Sifù/Shifu (师父), ossia maestro. In Cina all’interno delle scuole tradizionali non esisteva e non esiste un esame che ti proclama “shifu”, potremmo dire che il grado più alto è quello di tudi (徒弟), ossia allievo ufficiale a seguito della baishi (拜师, cerimonia in cui si riconosce Xxx come proprio maestro e si entra a far parte ufficialmente di una tradizione/famiglia). Un domani il tudi, se avrà degli allievi, potrà diventare a sua volta, se lo vorrà, shifu, la cui maestria sarà direttamente proporzionale all’impegno che ha messo o continua a mettere nell’allenamento marziale, fine. Ciò significa che tutti i termini che oggi spopolano nelle scuole come Sifu, Tai sifu, Si gung ecc. non hanno valore, ma soprattutto falsano il significato e vi spiego il perché. Prendiamo la parola Sigung, in pinyin Shigong (师公), significa maestro del proprio maestro (e per cortesia lo si può usare per rivolgersi al padre del proprio maestro). La faccio più semplice, io uso il termine Shigong quando mi riferisco al maestro del mio maestro, perché? Perché se il mio maestro è 师父, dove “父” significa “padre”, il “公” di 师公 significa “nonno”. Sono parole ricche di significati, ma non gradi. A pataccaro che ti fai chiamare “nonno”?

A buon intenditor…

PS si è sviluppato un thread interessante sul mio wall Facebook.

Alberto Biraghi and Chan Hon Chung