Giuseppe Sala e la cosiddetta ciclabile della circonvallazione interna

gelmini salvini la russa parisi lupi“La cosiddetta ciclabile della circonvallazione interna – Molino delle Armi eccetera fino a Visconti di Moderone – è una trappola mortale, con le auto che fanno le gare, la corsia che sparisce a ogni incrocio e innumerevoli cafoni che ci parcheggiano sopra. Secondo me è un tema importante. Ci sono due soluzioni: toglierla (se vince Parisi con le sue truppe in SUV nero) oppure trasformarla in una cosa seria.”

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Sala: la sicurezza che ci serve non è quella di cui parla lei

Matteo SalviniSignor Sala: questo inseguimento alla destra che sottintende una Milano zeppa di criminali e terroristi decisi ad ammazzare le brave persone è perdente. Vada a leggersi le statistiche su pedoni e ciclisti morti ammazzati da autisti “perbene” in grisaglia o Lacoste, una carneficina che è vari ordini di grandezza più significativa rispetto alle vittime da criminalità e terrorismo. Quattro morti al mese solo a Milano e innumerevoli feriti gravi e gravissimi.

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Dite a Severgnini che Fiat esce dall’editoria

Bici a MilanoUn articolo vergognoso e in totale malafede. Prima vezzeggia sulle presunte colpe di ciclisti e pedoni, poi tira in ballo i morti, creando una relazione artefatta, senza dire che ISTAT attribuisce la quasi totalità della responsabilità alle auto. Qualcuno gli dica che Fiat sta uscendo dall’editoria, quindi oggi ha padroni diversi e può andare a vendersi il culetto ad altri.

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Balzani: non bastano le strisce fosforescenti

Incidente_Stradale-1Alla diretta di Radio Popolare con Fabio Fimiani ho fatto una domanda a Francesca Balzani sulla legalità in strada e la sicurezza di pedoni e ciclisti. Dalla risposta è evidente che Balzani non ha ancora considerato il tema della legalità nel traffico.

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Sulla sicurezza di ciclisti e pedoni serve più coraggio

Giuliano Pisapia“Tre morti in tre giorni a Milano tutti causati dall’elevata velocità, eppure il buon Pisapia ancora tace, come se la cosa non lo riguardasse. E infatti la cosa non lo riguarda perché i pedoni falciati sulle strisce o sulle ciclabili non fanno più notizia, la velocità elevata nelle nostre città è ordinaria amministrazione che a Milano viene combattuta con cartelli che sembrano chiedere per piacere di rispettare i limiti di velocità, mentre la forma delle strade invoglia a pigiare forte sull’acceleratore”.

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Comportamenti limitatamente gravi che uccidono e storpiano

ciclista investito“La pena minima dovrebbe essere di sette anni per chi causi un incidente mortale con un tasso alcolico superiore a 0,50 (a spanne: una bottiglia di rosso in due?) o, perfettamente sobrio, proceda a 71 km in un tratto in cui il limite sia a 35 km/h. Comportamenti che – visti con l’inevitabile obiettività del penalista, che per professione si occupa di comportamenti sbagliati – in sé sono limitatamente gravi e, soprattutto, davvero molto difficilmente sono effettivamente causali rispetto all’evento.”

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In bici si muore a Milano

Incidente di un ciclista.In bici si muore, in tutta la regione. L’anno scorso 49 morti, quasi uno alla settimana; nei quattro anni oggetto della ricerca (2010-2013) una strage da 223 morti. E la provincia di Milano guida la classifica, con i suoi 58 morti in nome della «mobilità dolce». É una statistica vasta, ma analizza i casi uno per uno, e racconta perché si muore in bicicletta: e sono d’altronde dinamiche ben note. Si muore perché il camion o l’autobus girano a destra, e schiacciano chi ha la sventura di trovarsi nel famigerato «angolo cieco»; perché una moto brucia uno stop o un rosso; o come Giacomo Scalmani, ucciso da un tram a dodici anni in via Solari per colpa di un’auto che apre le portiere all’improvviso.

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La ghost bike per Matteo

La mamma di Matteo “La signora con il microfono in mano è la mamma di Matteo. Matteo una sera di un mese fa è stato ucciso mentre era in sella alla sua bicicletta. Ieri la Critical Mass ha depositato una Ghost Bike in suo onore. Questa mamma, nel giorno della festa di tutte le mamme, è venuta a trovarci nella nostra “casa” in Mercanti e ha pedalato al nostro fianco per quasi 20 km. Non abbiamo avuto, purtroppo, il piacere di conoscere il sorriso di Matteo ma abbiamo potuto immaginarlo tramite il volto, incredibilmente sereno, di questa donna straordinaria nella sua compostezza e nella sua forza d’animo. Abbiamo conosciuto i tuoi amici, ci hanno parlato delle tue passioni e dei tuoi impegni. Matteo, manchi a noi che non ti abbiamo conosciuto, non osiamo pensare quanto manchi a tutti quelli che ti volevano bene.”

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