La storia de l’Unità è calpestata da chi ci (si fa per dire) lavora

Ho ancora la ricevuta del primo versamento che feci per sostenere l’Unità nell’anno del primo fallimento, oltre una quindicina di anni fa, all’epoca dei girotondi. Dopo il salvataggio arrivarono Furio Colombo, Marco Travaglio, Antonio Padellaro e fecero un grande giornale. Ricordo ancora l’impegno per sostenerlo, con tempo e risorse. Tutto inutile, perché poco dopo l’Unità ha ripreso a fallire e fallisce (si spera definitivamente) anche oggi.

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Alla Leopolda l’hanno fatta fuori dal vaso

Presentazione del nuovo giornale "Il Fatto Quotidiano"Nel mio piccolo di libero pensatore sono finito nel mirino di destra, centro e (si fa per dire) sinistra. Pertanto non posso che sentirmi dalla parte de Il Fatto Quotidiano, con cui spesso non concordo, ma che è oggi uno dei pochi luoghi di informazione che fanno esercizio della libertà di critica. La pisciata fuori dal vaso contro il Fatto da parte dei pasdaran della Leopolda, una pisciata che puzza tanto di intimidazione, è intollerabile da parte di ogni cittadino appassionato di libertà.

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Michele Anzaldi fa solo il suo mestiere

Michele AnzaldiNon ha senso stupirsi per l’uscita di Anzaldi e non hanno senso le critiche della “minoranza dem”. La storia del PD – e in realtà qualunque partito e gruppo politico – è questa roba qui, il controllo dell’informazione, di qualunque voce non allineata, a tutti i livelli, dal grande quotidiano o TG Rai giù giù fino al blogger sgradito. Si sa che da sempre i politici intimidano, minacciano, ricattano, querelano, licenziano, per zittire le voci sgradite. Ed è bizzarro che la “minoranza PD” stigmatizzi la frase di Anzaldi, visto che i suoi leader non sono nella posizione di poter scagliare prime pietre, anzi.

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Il nazionalismo bonario di Expo

expo padiglione italiaL’Expo mondiale ostenta qua e là un nazionalismo bonario e improvvisato (cavatappi e macchinette del caffè con il marchio “orgoglio italiano”, una mucca tricolore), e mostra un edificio in legno “per accoglienza Vip” (credevo che “Vip” ormai si dicesse per scherzo solo a Dagospia) che sembra un motel, con il balconcino tutto intorno, e una farmacia. E quasi subito sei di fronte a Palazzo Italia, probabilmente il più brutto nella storia dell’architettura, con un chiaro invito ai disabili a tenersi lontani perché dentro (dove non migliora) è tutto scale.

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