Milano: fare 356 milioni in nero ogni giorno e vivere felici

Cetto Laqualunque su OneMoreBlog

La giornata comincia al bar d’angolo. Caffè e frolla fanno € 3 senza scontrino. Altri cinque avventori versano un totale approssimativo di altri € 30 senza scontrino. D’altra parte è noto che il personale in quel bar guadagna € 800 al mese senza contratto, cash on the nail.

Passo a trovare la mamma, c’è un rubinetto che perde e deve venire l’idraulico. Il lavoro è abbastanza importante, impiega un paio d’ore. Conto € 270. Chiedo di inviarmi la fattura per fare un bonifico e ricevo la solita risposta “se vuole la fattura deve pagarmi almeno l’IVA e un po’ di spese di fatturazione”. Ovvero: il conto con fattura diventa € 350. Verso rassegnato € 270 pensando che non c’è stato mai un straccio di ministro dell’economia che abbia pensato di tagliare le gambe all’evasione rendendo deducibili le spese domestiche. Eppure sarebbe facile: se puoi dedurre il 25% è chiaro che pretendi la fattura che rende il 40% allo Stato, no?

Trascorro il consueto paio d’ore in uno dei miei negozi di biciclette, da cui per impegno mio e del mio socio non è mai uscito neppure uno spillo senza scontrino fiscale e che impiega solo personale con contratto a tempo indeterminato (costano circa il doppio di quello che guadagnano, quindi non si riesce a raggiungere il pareggio anche perché non c’è possibilità di assumere la terza persona necessaria a crescere. Ma defiscalizzare no?).

Quando sono in negozio mi stupisco sempre per i clienti che al momento di pagare strizzano l’occhio e ammiccano “ma non fatemi lo scontrino, non c’è bisogno”. Non si capisce: ma l’obiettivo di questi è sentirsi meno in colpa evadendo insieme? Di rendersi simpatici ai propri presunti simili evasori? Altro? Comunque la nostra risposta ufficiale “noi lo facciamo sempre lo scontrino, lo prescrive la legge” suscita in genere sguardi sconcertati o ironici, solo occasionalmente ammirati.

Ora di pranzo, la trascorro attraversando la città a piedi. In piazza Cadorna c’è un noto spacciatore di cose buone da cui compro qualche panzerottino. Si prende il pacchetto al banco e si va in cassa con il tagliando della bilancia per pagare. Sei persone pagano davanti a me, non viene emesso neanche uno scontrino fiscale, i soldi entrano nel cassetto aperto del registratore di cassa e ne escono i resti. Eppure nessuno fa un plissé. Calcolo un’evasione di circa € 120 tra pane, focacce e panzerottini. Al mio turno resto ostentatamente in attesa davanti alla cassa e dopo parecchi secondi arriva lo scontrino per i miei € 7,20 non senza uno sguardo infastidito.

Uscito da Esselunga (primo scontrino fiscale della giornata) mi fermo a uno di quei carrettini che si posizionano in posti strategici per vendere la frutta. Gli è rimasto poco, sono le sei di sera, ma ha dei bei lamponi in offerta 3×2 a € 8 che compro. La mia banconota da € 10 finisce in tasca, arrivano € 2 di resto, ma niente scontrino. La mia richiesta avvia una scena da Cetto Laqualunque, con ricerca affannosa dell’iPad, tre minuti buoni per accenderlo e connetterlo alla stampante, da cui esce lo scontrino fiscale numero 7. E’ lì da stamattina, ha venduto quasi tutto, ma prima di me ha emesso appena sei scontrini fiscali.

Vado a comprare la mozzarella di bufala in uno di quei negozi che la ricevono fresca dalla Campania. Spesa totale € 13 che pago con il Bancomat. Ottengo la ricevuta del POS, ma niente scontino. Alla richiesta di averlo ottengo la seguente risposta: “accipicchia, scusa, l’ho dimenticato, ma lo facciamo sempre”. NB è la terza volta che ricevo questa risposta in questo negozio. Neanche si ricordano che io lo scontrino lo voglio.

Riflessione: oggi ho speso € 713 che senza la mia cocciutaggine avrebbero prodotto € 0 di contribuzione (e non metto in conto i cosiddetti dipendenti del bar a € 800 in nero). Insieme a me a Milano c’erano più o meno 2 milioni di persone (1,3 residenti più 700mila pendolari): se ciascuno di loro ha speso anche solo un quarto di quello che ho speso io, significa che oggi a Milano sono stati evasi € 178 * 2.000.000 = € 356.000.000 (356 milioni di nero) che moltiplicati per 365 giorni fanno € 130.122.500.000 (130 miliardi di nero) all’anno. Nella sola Milano. Prova a moltiplicarlo per tutta Italia (fai per 15 per essere conservativo, ipotizzando solo 15 milioni di persone che spendono denari) e vedi cosa vien fuori: € 1.951.837.500.000 (1.951 miliardi di nero) evasi ogni anno in Italia.

Poi ancora qualcuno dice che il problema sono Amazon e Apple.

PS: facendo due conti sui sondaggi elettorali, è evidente che una parte significativa (almeno il 25%) degli evasori dopo aver abbassato la serranda del negozio con l’80% di incassi in nero va ad applaudire qualche leader forcaiolo al grido di “onestà onestà”. Per dire la coerenza.

PPS: sono certo che costoro usufruiscono di servizio sanitario nazionale, strade, scuole per i figli, eccetera pagati da chi non può o non vuole evadere, tipo me. Mannaggia.

Altri articoli su temi analoghi: