Cesare Battisti e il tassista ucciso nella società malata

Cesare Battisti è stato condannato in via definitiva, quindi è giusto che sconti la pena a cui è stato condannato e il dolore per le vittime (sue o di suoi complici) è più ovvio che dovuto.

Ciò premesso, sono legittimi i dubbi su una ricostruzione di fatti e una sentenza avvenuti in un’epoca buia, soprattutto quando si tratta di dubbi documentati con meticolosa cura storica.

Perché se è illegittimo  criminalizzare tali dubbii (come fanno molti in queste ore), lo è ancora di più la trasformazione della cattura di un latitante in un evento mediatico da sbatti il mostro in prima pagina, trasformanto in strumento di marketing politico (“assassino comunista“) da rappresentanti delle Istituzioni che per definizione dovrebbero rappresentare il Paese tutto e non una parte.

E’ illegittimo che tali rappresentanti si esprimano sulla vicenda usando immagini come “marcire in galera”, “pagare” o “un successo di tutti”. Sono illegittimi – oltreché disgustosi – gli applausi, le strette di mano. E’ illegittimo (e pure disgustoso) il comizietto all’aeroporto all’arrivo di un latitante.

Ancora: è indecente che i rappresentanti delle istituzioni si spertichino in lodi per le forze dell’ordine, quelle stesse forze dell’ordine che tutti i giorni fanno il proprio lavoro nel silenzio, ignorati, sottopagati, male attrezzati.

Ed è altrettanto indecente che la TV nazionale, quella a canone imposto per decreto, abbia dedicato oggi ben 2/3 del TG1 di prima serata a Cesare Basttisti e 30 secondi contati a un eroe, il tassista ucciso da un pirata della strada mentre tentava di aiutare le vittime di un altro pirata della strada.

Questa società è malata. Rendetevene conto.