I 2005 furbetti del bonus partita IVA e il caffè di Briatore

Una legge fatta di fretta, quella sul bonus per i lavoratori autonomi, con l’obiettivo di sostenere chi aveva perso il lavoro. Una legge che ovviamente ha dei buchi, ma in un momento drammatico come il lockdown questo avrebbe dovuto essere un problema marginale. Poi sono comparsi i “furbetti del bonus” a fare man bassa e secondo alcuni la responsabilità è degli estensori della legge.

In realtà nella riflessione di chi attribuisce la responsabilità dei “furbetti del bonus” al legislatore manchi una considerazione importante, quella sullo spirito civico di una comunità, che in questi casi è l’elemento che può fare la differenza. Penso al mio primo viaggio in Svezia, tanti anni fa, e ricordo la sorpresa di vedere i banchetti con i quotidiani impilati, senza nessuno. Chi lo voleva metteva i soldi in una scatoletta, se occorreva si dava il resto, poi prelevava il quotidiano. Ricordo la mia vergogna quando un compagno di viaggio, facendo finta di pagare, prese i soldi dalla scatoletta.

È un germe parassita che avvelena il nostro Paese più di altri e si manifesta non solo nei cinque cazzari del Palazzo Centrale e dei duemila cazzari dei Palazzetti Locali, ma ogni volta che una persona fa sparire la farina dai supermercati senza ragione. O gira con la mascherina sotto il mento. O si accaparra, anche legalmente, un bene di cui non ha un bisogno, magari sottraendolo a chi invece il bisogno ce l’ha.

Ecco. L’episodio dei duemilacinque cazzari cancella le foto edificanti di bandiere, video, canti e trombe sui balconi, dando la misura reale di quanto poco senso civico e percezione del bene comune ci sia nel nostro Paese. Ogni altro argomento è un dicui.

Chiudo con il commento più brillante su tutta la faccenda, postato da Makkox su Twitter.