Cerciello: la pena senza spazio di redenzione è solo vendetta

Costituzione italiana, articolo 27: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Se la finalità della galera è rieducare, allora l’ergastolo agli assassini di Mario Cerciello rega è un controsenso e confligge con la Costituzione.

Per un ragazzo di 19 anni – per quanto infame, per quanto atroce sia il gesto che ha compiuto – la condanna a vita diventa una vendetta consumata dalla società per compiacere la furia popolare e accontentare un potere inumano.

Non c’è opportunità di redenzione nell’ergastolo, non c’è possibilità di rieducazione e reinserimento, quindi diventa una pena di morte mascherata. No, non c’è niente di civile e niente di cui essere soddisfatti nell’ergastolo comminato agli assassini di Mario Cerciello Rega.

Comunque aveva già detto tutto Aldo Moro in una sua lezione del 19 febbraio 1975.

Comminare una pena così dura (e in contrasto con l’art. 27 della Costituzione”) ha “senso” (sottolineo l’uso delle virgolette) esclusivamente per due motivi: il risarcimento morale nei confronti delle vittime e dei loro parenti; l’ammonizione nei confronti della società. Nel primo caso, credo sia giusto tenerne conto e sentire – sempre – il loro parere nel caso che questa pena (ma anche le altre) vengano ridotte. Poi sarà il giudice sulla base di quanto previsto dalla legge a decidere. Ma il rispetto e la considerazione nei confronti di chi ha subito delle perdite va sempre tenuto in conto. Sul secondo punto (ammonizione nei confronti della società) è ampiamente dimostrato dai dati che una pena durissima (basti pensare alla pena di morte) non ha alcun effetto intimidatorio verso chi compie atti anche efferati. Detto questo, in più occasioni ho ricordato il mio passato di allievo di Aldo Moro e ho diverse volte riportato quanto ci disse nel corso di una sua lezione proprio sull’ergastolo. Lo rifaccio qui perché credo sia utile: “In parte bisogna dare torto a Cesare Beccaria quando dice che è di grande efficacia la “morte civile” come tipo di pena in alternativa alla pena di morte. Noi invece ci battiamo per abolire anche questa: la pena perpetua.
La logica che presiede al rifiuto è quella di considerare l’ergastolo come una pena di morte dilazionata nel tempo. Ergastolo significa la fine della speranza.
Nella pena di morte si perde l’uomo fisicamente, nell’ergastolo si perde l’uomo civilmente, nel contesto di una sanzione che non gli lascia la speranza di tornare nella vita sociale.
L’atto criminoso e la morte del reo vengono legati tra di loro mediante una pena perpetua, e per questo possiamo affermare che l’ergastolo è più crudele della pena di morte.
Nell’ergastolo il soggetto ha il tempo di pentirsi, ma senza speranza di potere riprendere il rapporto con gli uomini.
La funzione di rieducazione è resa discutibile dalla sovrabbondanza del tempo allo sbocco del quale c’è la morte e non la vita.