Goffredo Bettini e Marina Berlusconi

Goffredo Bettini e Marina Berlusconi

Il mio disprezzo per questo Partito Democratico a guida “Ditta” è cresciuto esponenzialmente dopo l’ultima esternazione di Goffredo Bettini. Un tempo la cosa più schifosa che faceva costui era ingozzarsi pubblicamente di mozzarella di bufala, oggi fa di molto peggio, perché distribuisce il suo credo a base di “pasce” (un verso che nel biascicare di Bettini sta per “pace”, che per lui significa abbandonare l’Ucraina al suo destino), in linea con il suo compare con baffi e barca a vela che si bea di apparire nelle foto di gruppo alla corte dei dittatori. Quanto alla cosiddetta Segretaria rimando a questo articolo di Salvatore Merlo.

Per inciso e a scanso equivoci: i sopraccitati  sono i leader della parte politica che ho votato per mezzo secolo, ma che non voterò più, a meno che i sopraccitati non si facciano da parte e la guida del partito passi a persone come Pina Picierno e Filippo Sensi.

Per questo sto seguendo attentamente la politica italiana, con l’intento di capire se esistano i presupposti per la nascita di una coalizione democratica che mi consenta di votare “per” e non “contro” (o non votare del tutto) quando sarà il momento.

I miei presupposti sono: sostegno incondizionato all’Ucraina, nessuna ambiguità antisemita, europeismo senza compromessi. È chiaro che con simili presupposti lo spettro dei partiti votabili si riduce parecchio, fino a includere solo forze politiche che lotteranno per superare il quorum, a maggior ragione se la nuova legge elettorale metterà sbarramenti più alti per l’ingresso in parlamento.

Leggendo qua e là ho trovato da varie parti l’ipotesi che Marina Berlusconi stia riflettendo su una “discesa in campo”. Uno potrebbe dire «chi glielo fa fare»,  visto che non ha i problemi finanziari e giudiziari che spinsero suo padre in politica. Marina raccoglierebbe – sia per il cognome, sia perché è una persona oggettivamente in gamba – un consenso tale da far crescere Forza Italia in modo significativo, anche raccogliendo una parte di quell’elettorato socialdemocratico che l’attuale PD non è in grado di rappresentare.

Ancora: osservando i movimenti di Meloni soprattutto in politica estera tendo a leggerci un suo desiderio di spostarsi al centro. Sono d’accordo con Luca Bizzarri quando dice che probabilmente il giudizio di Meloni su Salvini è simile al mio e al suo e che la Giorgia abbia una gran voglia di trovare il modo per toglierselo dai cabbasisi. In questo senso una crescita di Forza Italia, unitamente a un buon risultato di Carlo Calenda con Azione (e perché no anche con un Luca Zaia uscito dal letamaio di Salvini e Vannacci) darebbe a Meloni i voti che servono per avere una maggioranza solida anche senza Lega.

Stiamo a vedere.