1995 Pistolesi Spacecaster – #26

Pistolesi Spacecaster #26 - 1995
Pistolesi Spacecaster #26 - 1995

Così scrivevo nel 2010 su questa chitarra speciale: «Replica della mia Stratocaster 1956 realizzata dall’indimenticabile Roberto Pistolesi dopo una accurata selezione dei legni più belli fatta assieme nel suo magazzino. La mia Pistolesi Spacecaster è datata 27 ottobre 1995. All’interno c’è anche una nota scritta da Pistolesi nel 2001, quando mi impose la sostituzione dei pickup: i Lindy Fralin lasciarono il posto a dei VooDoo realizzati da Peter Florance secondo le specifiche di Roberto, pickup che si dimostrarono molto più fedeli alle sonorità della mia Stratocaster 1956. Il corpo in pezzo unico di ontano è verniciato alla nitro in Cimarron red. Il colore non è coprente del tutto per poter ammirare la venatura del legno. Il manico è in acero occhio di pernice. Questa è la chitarra numero 26 tra quelle costruite da Roberto, ma è la prima interamente costruita da lui, a partire dal legno grezzo. Unica, irripetibile, inestimabile.»

Maggio 2026. Sono passati 16 anni da quando scrivevo queste note per mettere online le fotografie delle mie chitarre e ne sono passati quasi 31 da quando Roberto mi convocò a Santa Croce sull’Arno per consegnarmi la mia Pistolesi Spacecaster. Non me la volle far pagare, perché si sentiva in qualche modo in debito per tutta la notorietà che pensava di aver avuto dalla “fanzine” Nashville, che facevo allora e che si sarebbe trasformata pochi anni dopo nel sito accordo.it che ancora vive e cresce anno dopo anno, unico nella storia dell’editoria specializzata musicale.

In realtà il debito era almeno reciproco: Roberto aveva dato così tanto in termini di entusiasmo, competenza, allegria, capacità di aggregazione alla nostra piccola comunità, che in quegli anni muoveva i primi passi, da non dover certo ringraziare me per quello che Nashville aveva potuto fare per lui. Ma tant’è, si sa che coi toscani è inutile discutere, quindi mi ripromisi di tentare di provare a sdebitarmi, almeno in parte, offrendogli quelle fantastiche fiorentine che si mangiavano assieme in una trattoria di Fucecchio, a pochi passi dal suo antro.

Metto lì un po’ di considerazioni a caso, più come nota mia che perché possano interessare a qualcuno. Quando la progettammo, chiesi a Roberto di replicare tutte le caratteristiche della mia Fender Stratocaster del 1956, ma sagomando il corpo in modo che fosse simile alla mia preferita tra le Stratocaster  “Smith” del 1982 che collezionavo all’epoca, e che avevano delle smussature ancora più accentuate rispetto alle Stratocaster degli anni Cinquanta. Il risultato è strepitoso: il manico in acero o occhio di pernice è sagomato con una “V” accentuata, che preferisco rispetto a quella un po’ più delicata delle mie Stratocaster Eric Clapton. Il corpo avvolge magnificamente quando si suona, non te lo senti addosso. E poi con la finitura rossa, che lascia intravedere la venatura del legno e che negli anni si è seduta nelle sue imperfezioni e ne mostra l’anima è un capolavoro. Meraviglioso il blocco stile Clapton per bloccare il ponte, che Roberto naturalmente realizzava in acero fiammato.

Questa chitarra per me simboleggia tantissimo il passare degli anni. Ricevetti in regalo dai miei genitori la Stratocaster del 1956 nell’anno 1983, quindi quella Fender aveva 27 anni, ma era già considerata un gioiello “vintage” molto prezioso (anche se il concetto di prezioso era molto diverso all’epoca i prezzi erano veramente ridicoli rispetto alle quotazioni di oggi).  Oggi la mia Pistolesi Spacecaster ha quasi 31 anni, quindi ne ha di più di quanti ne avesse la Stratocaster quando la ricevetti un in regalo, eppure a me sembra ancora giovane e pimpante, molto di più di quanto lo fosse la 1956 quando ricevetti il pacco da Red Bank.

L’ho suonata parecchio, ma non ultimamente, perché ormai la chitarra elettrica non è più cosa per me: pur sforzandosi di non considerare l’anagrafe, è molto difficile trovare le occasioni per suonarla. Quindi mi limito a tirarla fuori dalla custodia ogni tanto a farci qualche nota, a cambiare le corde se sono ossidate. Oggi cioè il 24 maggio 2026, l’ho tirata fuori e mi sono accorto che il manico aveva un cesso di curvatura: probabilmente col tempo in legno si è asciugato e quindi è stato necessario smontarlo per intervenire sul truss-rod. Anche dovuto “rinforzare” il “neck-wedge”, quella sottilissima placchetta di legno di spessore degradante che Pistolesi usava per registrare l’inclinazione del manico rispetto al corpo, al posto dei pezzetti di fibra che fender usa normalmente. Col tempo il neck-wedge si è schiacciato evidentemente e l’azione risultava un po’ troppo alta, quindi ho inserito un ulteriore spessore al di sotto. Tirato il manico, registrata l’azione sulle stellette (con la meravigliosa chiave surplus della Seconda guerra mondiale dai magazzini di Livorno dell’esercito degli Stati Uniti che Roberto dava in dotazione, al posto della triste brugola che viene fornita normalmente), montato un nuovo set di corde la chitarra è tornata nuova.