Non ho mai giocato a calcio, non ho mai seguito il calcio, non ho mai fatto il tifo per una squadra. Non mi piace come sport anche perché lo ritengo un mondo irrimediabilmente marcio. L’altra sera però mi sono trovato per caso a guardare la finale mondiale tra Spagna e Argentina. Risultato? Oltre a una noia mortale ho assistito a uno spettacolo desolante e profondamente diseducativo (esatto, penso soprattutto ai ragazzini, ma anche agli adulti con cervello da ragazzino).
Quello che è andato in scena non è stato sport, ma una farsa condita da scorrettezza, violenza sistematica e una totale assenza di rispetto: per l’arbitro, per gli avversari, per il pubblico e soprattutto per le regole. Un’ipocrisia di fondo che farebbe sorridere se non fosse indecente. Atleti con un fisico da lottatore che stramazzano a terra e si rotolano agonizzanti per un buffetto, salvo poi scattare in piedi come niente fosse non appena finisce l’azione.
A questo teatrino del piagnisteo si somma la violenza sistemica, che ha visto negli argentini i massimi interpreti. Un nome su tutti: Paredes. Ha passato il tempo ad aggredire fisicamente e provocare chiunque gli capitasse a tiro, arbitro incluso, restando sempre impunito. Per non dire di Messi — che qualcuno osava persino paragonare a Maradona — il quale non ha praticamente toccato palla, ma è riuscito comunque a creare zizzania accusando un avversario di non si sa bene cosa. Ma né l’arbitro né i suoi assistenti hanno trovato da ridire. Fosse stata una partita di volley o rugby sarebbero volate le espulsioni.
Il peggio è arrivato alla fine, con la rissa a partita conclusa e il gesto becero di voltare le spalle durante la premiazione della Spagna, una ciliegina rancida su una torta andata a male.
Riflessione: se questo è il modello che il sistema pallone vende come l’eccellenza del pianeta, continuo volentieri a tenermene a distanza.
P.S. A scanso equivoci: lo sport mi piace, tifo per le nostre nazionali e per gli atleti azzurri. Ma quando scende in campo l’Italia del calcio spero che perda, anche per risparmiarmi i caroselli incivili che tormentano le città e finiscono con feriti, contusi o perfino il morto. Il mio è solo lo sfogo del profondo ribrezzo che provo per un manipolo di cafoni viziati e impuniti, che confondono lo sport con la rissa da strada.