Non ho visto Naza e non lo vedrò, perché non voglio essere complice di quella che ritengo essere un’enorme mistificazione. Pertanto, com’è ovvio, non esprimo un giudizio. Però riporto il commento di IDF, che ha analizzato con la massima attenzione il docufilm. Grazie a Roberto Della Rocca che ha reso disponibile la traduzione in italiano, con questo commento: “è lungo, ma chi vuole perlomeno sentire l’altra campana, e non cibarsi solo ed esclusivamente di alimenti di un certo tipo, è invitato a leggere”.
Dal portavoce IDF
Il film “NAZA” presenta un quadro distorto, fuorviante e in malafede del processo di pianificazione degli obiettivi e di attacco dell’IDF.
La narrazione del film si basa su sostanziali errori fattuali derivanti da una rappresentazione della realtà travisata e manipolatoria (si vedano di seguito le risposte dettagliate dell’IDF alle principali affermazioni del film). È composto da testimonianze di individui anonimi che, in generale, descrivono esperienze relative a una fase limitata e iniziale di un processo che comprende molte altre fasi. Il risultato è una descrizione della realtà errata e altamente fuorviante. I realizzatori del film omettono inoltre il contesto essenziale per comprendere la guerra a Gaza e la condotta dell’IDF durante la stessa, al fine di adattarlo alla narrazione che il film promuove. Il film accentua questa distorsione della realtà attraverso un montaggio manipolatorio delle interviste e allusioni ad atrocità storiche, attribuendo falsamente e senza fondamento intenzioni malevole all’IDF che le presunte “prove” del film non dimostrano. Sebbene gli intervistati sollevino seri dilemmi posti dalla guerra asimmetrica, la ricostruzione semplicistica del film non li tratta con la serietà che meritano.
Il film capovolge la realtà in vari modi, a cominciare dal titolo. “NAZA” è l’acronimo del termine ebraico “Nezek Agavi”, ovvero “danno collaterale” in italiano. Si tratta di un termine professionale comunemente utilizzato da ogni esercito rispettoso della legge in tutto il mondo, ed è stato usato per molti anni anche nell’IDF per descrivere il danno incidentale ai civili derivante da un attacco contro un obiettivo militare. Paradossalmente, il film presenta l’eccezionale impegno e la cura del dettaglio che l’IDF dedica alla stima di tale danno negli attacchi come prova di indifferenza verso le vite civili. In realtà, la valutazione del danno atteso ai civili negli attacchi è un requisito previsto dal diritto internazionale. L’IDF effettua tale valutazione affinché i comandanti possano stabilire se un attacco sia lecito, disporre ulteriori precauzioni, modificare il piano di attacco o annullarlo, il tutto per mitigare il più possibile la possibilità di danni ai civili, come i comandanti dell’IDF hanno fatto molte volte durante la guerra.
L’IDF è aperta ad ascoltare critiche genuine sulla propria condotta e attribuisce importanza all’apprendimento da accuse fondate e al miglioramento continuo delle proprie pratiche. È vincolato e impegnato al rispetto del diritto internazionale umanitario, le sue procedure operative sono concepite per attuare tali obblighi giuridici e dispone di unità e meccanismi dedicati alla mitigazione dei danni ai civili. Le sospette violazioni della legge o degli ordini dell’IDF vengono esaminate e, ove giustificato, affrontate mediante provvedimenti disciplinari, indagini penali o altre misure.
Contrariamente alla prassi consolidata, i realizzatori del film non hanno sottoposto le loro accuse all’IDF per un esame e una risposta prima della pubblicazione, e non hanno fornito una copia del film dopo la sua proiezione, nonostante l’IDF l’avesse richiesta. Non hanno inoltre fornito alcun dettaglio che consentisse di identificare i singoli episodi denunciati nel film. Per valutare i contenuti del film, l’IDF si è basato sul resoconto dettagliato di un rappresentante che ha assistito a una proiezione pubblica, nonché su altri resoconti pubblici e sulle dichiarazioni pubbliche degli stessi realizzatori.
La presente risposta si compone di due parti: la prima affronta i problemi generali relativi al contenuto e alla produzione del film; la seconda affronta le principali accuse contenute nel film. L’elenco non copre ogni affermazione falsa e distorta del film.
Parte I: Difetti generali del film e della sua produzione
1. Intervistati che si esprimono su questioni al di là delle loro conoscenze e competenze
Gli intervistati anonimi che parlano del processo di selezione degli obiettivi dell’IDF sono descritti come persone che hanno prestato servizio in ruoli di intelligence. I loro resoconti si concentrano generalmente su fasi iniziali e limitate relative all’intelligence, piuttosto che sul processo molto più ampio di pianificazione e approvazione degli attacchi, che è responsabilità degli organi operativi che gestiscono e conducono la selezione degli obiettivi e non del corpo di intelligence dell’IDF. Il film tratta questi resoconti come se stabilissero le decisioni prese in ultima istanza sugli attacchi. Anche ammettendo che gli intervistati abbiano prestato servizio in tali ruoli e intendessero descrivere fedelmente ciò a cui hanno assistito (o, cosa più problematica, ciò che hanno sentito da altri), molte delle loro affermazioni mostrano una conoscenza o comprensione insufficiente delle fasi successive del processo di selezione degli obiettivi, al di là dei loro incarichi. Il risultato sono errori sostanziali e travisamenti della politica di selezione degli obiettivi dell’IDF (esempi specifici seguono nella Parte II).
Ad esempio, un intervistato può ricordare una stima generale e preliminare dei civili presenti in un’area attorno a un obiettivo militare preso in considerazione per un attacco, e ritenere erroneamente che quella fosse la stima finale sulla base della quale è stato eseguito l’attacco. Ma quella cifra non tiene conto delle precauzioni decise successivamente nel processo e non stabilisce quanti civili si prevedeva sarebbero stati colpiti dall’attacco infine pianificato. Concentrare l’attacco su determinate parti dell’obiettivo, modificare l’arma o la tempistica e ottenere informazioni aggiornate sull’evacuazione dei civili a seguito degli avvisi dell’IDF possono modificare in modo significativo la valutazione di quanti civili siano a rischio.
Per ogni attacco proposto, le procedure dell’IDF richiedono ai comandanti di valutare in anticipo la proporzionalità e di assicurarsi che il danno incidentale atteso ai civili e ai beni civili non sia eccessivo rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto. Devono inoltre disporre le precauzioni praticabili per prevenire o mitigare i danni ai civili. Professionisti valutano la portata e la natura del danno atteso e propongono mezzi e metodi meno dannosi. Consulenti legali militari professionalmente indipendenti forniscono una revisione giuridica nell’ambito del processo di pianificazione e stabiliscono condizioni e raccomandazioni riguardo agli attacchi. Durante la guerra, i comandanti hanno imposto ulteriori restrizioni, modificato i piani di attacco, rinviato le proposte per un’ulteriore pianificazione o negato l’approvazione a causa del danno atteso ai civili, talvolta durante la pianificazione e talvolta in tempo reale, spesso dopo che era stata individuata una presenza civile inattesa poco prima di un attacco.
Una testimonianza limitata alle fasi preliminari non stabilisce le valutazioni finali su cui i comandanti si sono basati, le condizioni da essi imposte, le precauzioni adottate durante l’esecuzione né gli effetti effettivi dell’attacco. Né la testimonianza di un analista di intelligence di livello operativo può rappresentare in modo attendibile l’intero processo di selezione degli obiettivi dell’IDF, al quale partecipano altri professionisti, o l’insieme delle politiche e delle direttive di selezione degli obiettivi dell’IDF, che non fanno parte integrante delle responsabilità professionali di tali analisti. Tali testimonianze non possono pertanto essere considerate un resoconto completo delle politiche in questione, delle decisioni prese e di ciò che è effettivamente accaduto. Ciononostante, è esattamente questa la conclusione che il film invita gli spettatori a trarre.
2. Gravi errori derivanti da difetti nella metodologia investigativa e nella verifica dei fatti
I realizzatori del film avrebbero potuto individuare ed evitare gli errori sostanziali evidenti nel film se avessero condotto, in buona fede, un’adeguata verifica e corroborazione. Il risultato finale dimostra che non lo hanno fatto. Oltre a resoconti anonimi di persone i cui ruoli precisi e la cui conoscenza diretta sono sconosciuti, non citano alcuna direttiva militare, documentazione coeva o altra prova a sostegno. I resoconti dei presunti attacchi non indicano alcun obiettivo, data, luogo o numero di vittime riportate, lasciando le affermazioni generiche e non verificabili. Ciò priva anche gli spettatori della possibilità di verificare autonomamente le affermazioni. Contrariamente alla prassi accettata del giornalismo investigativo, i realizzatori hanno scelto di non sottoporre le loro accuse all’IDF prima della pubblicazione. Tale omissione mette in discussione la loro disponibilità a confrontare la propria narrazione con spiegazioni e prove che potrebbero contraddirla.
3. Minimizzazione del contesto essenziale per valutare la condotta dell’IDF
Il film non attribuisce il giusto peso al contesto essenziale per valutare la condotta dell’IDF nella guerra, compreso il Massacro del 7 ottobre, l’inserimento militare di Hamas all’interno della popolazione civile di Gaza e le misure adottate dall’IDF per proteggere i civili in tali condizioni.
a. Il contesto del Massacro del 7 ottobre è essenziale, non per bilanciare le sofferenze delle due parti, ma per consentire a uno spettatore non informato di comprendere la grave minaccia alla sicurezza che Hamas rappresentava per Israele, concretizzatasi in quell’attacco, e le ragioni di sicurezza delle successive operazioni militari di Israele contro Hamas a Gaza. Il film non attribuisce il giusto peso al Massacro del 7 ottobre e, di conseguenza, i suoi realizzatori travisano completamente gli obiettivi di Israele nella guerra.
b. Hamas ha inserito in modo sistematico ed esteso operativi militari, armi e infrastrutture militari all’interno e al di sotto delle aree civili, sfruttando ospedali, strutture delle Nazioni Unite, scuole e moschee per scopi militari, come documentato molte volte. Hamas ha usato i civili per schermare l’attività militare, e i suoi operativi hanno condotto attività militari in abiti civili. Questo contesto è essenziale per comprendere la questione al centro del film: le difficoltà di identificare obiettivi militari nascosti in contesti civili, di determinare dove siano presenti civili e di valutare in che modo un attacco contro il nemico possa colpirli. Spiega inoltre perché i combattimenti si sono svolti in aree urbane e hanno avuto ripercussioni negative sui civili, per scelta di Hamas, non di Israele.
c. Il film omette le misure concrete adottate dall’IDF per mitigare i danni ai civili. Per citarne solo alcune: molti attacchi proposti sono stati annullati o mai approvati a causa del rischio per i civili. Gli attacchi sono stati pianificati utilizzando metodi e mezzi volti a mitigare il più possibile i danni ai civili. L’IDF ha dedicato personale e risorse considerevoli alla protezione dei civili, compresa una Cellula dedicata alla Mitigazione dei Danni ai Civili che emetteva avvisi e monitorava la presenza di civili in tutta Gaza. L’IDF impiega numerosi consulenti legali indipendenti a supporto del rispetto della legge. Attraverso il COGAT, Israele ha coordinato l’attività umanitaria e facilitato l’ingresso a Gaza di aiuti umanitari e beni civili (oltre 3,9 milioni di tonnellate di cibo dall’ottobre 2023). Queste azioni smentiscono la rappresentazione, fornita dal film, di un IDF indifferente ai danni ai civili.
Parte II: Valutazione delle principali accuse contenute nel film
Le seguenti risposte affrontano le principali accuse del film e illustrano il relativo contesto fattuale e giuridico. Questo elenco non copre ogni affermazione falsa e distorta del film.
Affermazione: Vi era l’approvazione a uccidere 500 civili in un singolo attacco.
L’IDF non ha mai pianificato, approvato o eseguito a Gaza un attacco in cui si prevedeva l’uccisione di 500 civili, o di un numero anche solo vicino a questo. Né alcuno ha mai seriamente sostenuto che un attacco dell’IDF abbia causato un tale numero di morti o un numero vicino. I realizzatori hanno dato grande risalto a questa accusa, anche nel trailer ufficiale del film, pur non avendo potuto necessariamente verificarla e non disponendo di alcuna prova per dimostrarla.
Affermazione: Gli operativi di basso livello inseriti in “Lavender” potevano essere colpiti con un numero fino a 20 vittime civili previste; per i comandanti di alto livello, attacchi su interi quartieri con 200 vittime civili previste.
Questa affermazione si basa su almeno due errori: tratta una soglia generale di policy, che richiede l’approvazione a un livello superiore, come un permesso di attacco, e un database come un elenco di obiettivi. I regolamenti dell’IDF non hanno mai concesso un’autorizzazione automatica ad attacchi contro obiettivi che mettano a rischio un numero fisso di civili.
In base ai regolamenti dell’IDF, per ogni attacco il comandante che lo decide deve valutare individualmente se esso sia prevedibilmente proporzionato ai sensi del diritto internazionale umanitario, ossia se le morti e i ferimenti di civili e i danni ai beni civili previsti sarebbero eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto. A seconda delle considerazioni militari e delle circostanze mutevoli, i regolamenti dell’IDF possono ripartire l’autorità decisionale tra diversi livelli di comando e richiedere un’approvazione superiore laddove il danno stimato ai civili superi determinate soglie. Si tratta di una prassi standard negli eserciti occidentali, che di solito prevedono ulteriori livelli di regolamentazione e supervisione della selezione degli obiettivi per ragioni strategiche, operative e tattiche non necessariamente di natura giuridica.
I regolamenti dell’IDF non esonerano mai alcun comandante dall’obbligo di effettuare una valutazione individuale di proporzionalità. L’intervistato sembra confondere una soglia di autorità di approvazione con l’effettiva approvazione di un attacco (del resto, secondo i realizzatori, egli è un analista di intelligence, non un ufficiale operativo responsabile della selezione degli obiettivi). Tale soglia di autorizzazione non costituisce un numero consentito di vittime civili; determina soltanto chi ha l’autorità di approvare un attacco.
In particolare, non è mai stata applicata né è mai esistita una soglia di autorità di approvazione di 200 vittime per un attacco contro un obiettivo militare. Le soglie per colpire obiettivi militari previste dai regolamenti dell’IDF riguardano numeri molto più bassi. Nessun attacco contro un tale obiettivo è stato approvato o eseguito a Gaza, e non è stata avanzata alcuna affermazione credibile secondo cui un attacco contro un qualsiasi obiettivo militare abbia causato un numero paragonabile di vittime.
“Lavender” non è un elenco di obiettivi approvati per l’attacco. Come l’IDF ha già spiegato pubblicamente, si tratta di un database il cui scopo è incrociare fonti di intelligence, al fine di produrre livelli di informazione aggiornati sugli operativi delle organizzazioni terroristiche nella Striscia di Gaza. L’inclusione di una persona in “Lavender” non identifica tale persona come obiettivo, né tantomeno autorizza un attacco contro di lei. Anche questo travisamento sembra derivare da intervistati che non conoscono l’intero processo di selezione degli obiettivi.
Per ulteriori informazioni sulla politica di selezione degli obiettivi dell’IDF, si veda la risposta dettagliata dell’IDF all’articolo del New York Times pubblicato il 26 gennaio 2025: “IDF Targeting Methods During the First Weeks of the Hamas-Israel War” (Metodi di selezione degli obiettivi dell’IDF durante le prime settimane della guerra tra Hamas e Israele).
Affermazione: Il conteggio “NAZA” dell’IDF (stima del danno collaterale) non distingue tra adulti e minori.
È ciò che richiede il diritto internazionale umanitario: un civile è un civile indipendentemente dall’età, e a nessuna vita civile viene attribuito un valore inferiore. Le stime del danno collaterale vengono considerate dai comandanti prima di decidere se un attacco possa procedere e, nel corso di tutta la guerra, la presenza di diverse categorie di civili, e dei bambini in particolare, ha portato i comandanti ad annullare, rinviare o ripianificare attacchi.
Affermazione: Le vittime civili effettive degli attacchi non venivano verificate successivamente.
Diverse unità dell’IDF esaminano gli esiti degli attacchi, anche monitorando le segnalazioni di danni ai civili. Gli intervistati, che secondo i realizzatori hanno prestato servizio in determinate unità di intelligence, non sembrano appartenere a tali unità e non sono nella posizione di testimoniare su questa materia. In generale, i soldati dell’IDF non sono presenti nei pressi dei luoghi colpiti dall’aria, e la capacità dell’IDF di verificare le segnalazioni di vittime o di ottenere informazioni complete su di esse è limitata. Entro tali limiti, l’IDF monitora le fonti aperte e, ove necessario, utilizza altri mezzi. Questa revisione ha dato luogo a debriefing su centinaia di episodi durante le ostilità e costituisce una base per le lezioni apprese. Separatamente, ogni sospetto di violazione della legge o delle direttive dell’IDF deve essere segnalato, e tali segnalazioni vengono esaminate. A seconda delle risultanze, possono seguire ulteriori accertamenti dei fatti. Il Procuratore Generale Militare decide se sia giustificata un’indagine penale o un’altra azione.
Affermazione: L’intelligenza artificiale ha generato autonomamente decine di migliaia di obiettivi umani che sono stati attaccati.
Nell’IDF, l’intelligenza artificiale non determina se un oggetto o una persona venga designato come obiettivo, né se un obiettivo venga colpito. Gli obiettivi basati sull’intelligence sono identificati da analisti umani secondo procedure definite e approvati da almeno un ufficiale di intelligence autorizzato. Passano quindi a un più ampio processo di pianificazione e approvazione dell’attacco che coinvolge ulteriori ufficiali di diverse professionalità, e che si conclude con una decisione sull’attacco da parte di un comandante operativo, nel rispetto delle norme del diritto internazionale umanitario. Gli strumenti di elaborazione dei dati vengono utilizzati in una sotto-fase del processo di identificazione degli obiettivi, per supportare l’incrocio di database di intelligence che gli analisti hanno precedentemente raccolto e valutato, al fine di orientare gli analisti verso informazioni potenzialmente rilevanti per la loro ricerca in corso. Questi strumenti non possono identificare e selezionare autonomamente obiettivi da colpire nell’IDF. Hamas dispone di decine di migliaia di operativi militari e nasconde i propri mezzi militari all’interno dell’ambiente civile; tale occultamento richiede un significativo sforzo di intelligence prima che una persona o un oggetto possa essere considerato un obiettivo valido da colpire. Gli strumenti hanno lo scopo di rendere tale sforzo più preciso, in linea con il diritto internazionale umanitario, non di sostituire gli operatori umani. L’affermazione contenuta nel film potrebbe derivare dalla scarsa familiarità degli intervistati con l’intera catena di approvazioni e con il più ampio processo di selezione degli obiettivi.
Per ulteriori informazioni su questo tema, si veda la dichiarazione pubblicata dall’IDF il 18 giugno 2024: “The IDF’s Use of Data Technologies in Intelligence Processing” (L’uso delle tecnologie dei dati da parte dell’IDF nell’elaborazione dell’intelligence).
Affermazione: I soldati hanno sparato contro civili nei pressi dei siti di distribuzione degli aiuti umanitari.
Le direttive dell’IDF vietano di prendere di mira i civili. Le accuse di condotta illecita, anche in relazione a episodi di sparatorie in prossimità dei centri di distribuzione degli aiuti, sono state deferite per accertamenti. L’IDF tratta con serietà le accuse di condotta illecita da parte delle proprie forze: le sue procedure richiedono un esame iniziale di ogni segnalazione, denuncia o accusa credibile di condotta illecita ricevuta. Laddove le informazioni sollevino un ragionevole sospetto di condotta illecita tale da giustificare un’indagine penale, il Procuratore Generale Militare (MAG) dispone un’indagine penale, e vengono presentati capi d’imputazione laddove le prove lo giustifichino.
In particolare, le regole d’ingaggio trasmesse alle forze operanti in prossimità dei siti di distribuzione degli aiuti consentivano di aprire il fuoco solo contro operativi militari e sospetti che rappresentassero una minaccia immediata. L’IDF si è adoperato per consentire e facilitare il funzionamento di questi siti di distribuzione affinché il cibo raggiungesse i civili, in linea con il diritto internazionale umanitario e con i valori umanitari. I siti operavano in una zona di guerra attiva, nella quale militanti armati agivano mescolandosi deliberatamente con la popolazione, e i soldati dell’IDF erano esposti a rischi.
In risposta a diversi tragici episodi che hanno comportato la morte di civili all’interno o nei pressi dei centri di distribuzione, sono stati condotti debriefing operativi, sono state tratte e applicate lezioni e sono state emanate istruzioni aggiuntive. L’IDF ha inoltre impiegato vari mezzi per migliorare il contesto operativo nei pressi dei siti, tra cui la delimitazione delle proprie aree di operazione, il posizionamento di ostacoli fisici e cartelli per limitare l’accesso alle zone di combattimento e l’apertura di ulteriori vie di accesso (pubblicazione dell’IDF del 30 giugno 2025, con fotografie dei cartelli, delle barriere e delle vie di accesso). Le segnalazioni di vittime nei pressi dei siti non stabiliscono, di per sé, chi fosse responsabile o come si siano verificate le vittime. Queste questioni richiedono un esame delle prove relative a ciascun episodio. Gli episodi eccezionali segnalati sono stati deferiti al Meccanismo di Accertamento dei Fatti e di Valutazione dello Stato Maggiore Generale (FFAM) per l’esame.
Per ulteriori informazioni sull’esame e sull’indagine degli episodi eccezionali, si veda la dichiarazione dell’IDF pubblicata il 24 febbraio 2024 (e successivamente aggiornata): “Addressing Alleged Misconduct in the Context of the War in Gaza” (Affrontare le presunte condotte illecite nel contesto della guerra a Gaza).
Affermazione: Gli edifici venivano bombardati “secondo l’algoritmo” in quartieri in cui era rimasto un quarto dei residenti, sulla base del fatto che in precedenza erano stati avvertiti di andarsene.
La base degli attacchi dell’IDF è l’identificazione di obiettivi militari. Le direttive dell’IDF chiariscono che un avviso non consente di ignorare la presenza di civili nel decidere un attacco e non autorizza di per sé un attacco. Un algoritmo non ha mai deciso un attacco. La stima del danno atteso ai civili inizia solo dopo che una struttura è stata identificata come obiettivo militare; in assenza di tale identificazione non viene pianificato alcun attacco, indipendentemente dalla percentuale di civili rimasti. La misura in cui i residenti avevano lasciato un’area era uno dei fattori, insieme all’intelligence e alla sorveglianza, nella valutazione, da parte del personale competente dell’IDF, del danno atteso ai civili derivante da un attacco. Laddove si prevedeva che i civili potessero essere colpiti, venivano applicate le norme del diritto internazionale umanitario che vietano gli attacchi sproporzionati e impongono precauzioni per mitigare i danni ai civili.
La descrizione, fornita dal film, di attacchi contro “quartieri” è fuorviante. Vi sono stati casi in cui Hamas ha utilizzato interi gruppi di edifici, o parti significative di essi, come complessi di combattimento: alcuni edifici ospitavano posti di comando, altri armi, altri ancora postazioni di osservazione o anticarro, e altri pozzi di tunnel, mentre una rete di tunnel sotterranei spesso collegava gli edifici tra loro e con altri luoghi. Ogni struttura colpita in tali casi doveva essere valutata individualmente e designata come obiettivo militare. Anche in quel caso, poiché l’IDF era consapevole della presenza di civili, ciascuno di tali attacchi era soggetto a una valutazione di proporzionalità, e l’IDF si è adoperato per restringere e affinare l’area da colpire, in conformità alla legge e oltre quanto essa richiede, a quanto strettamente necessario sul piano operativo, al fine di mitigare i danni ai civili.
Affermazione: Nell’IDF si è diffusa la convinzione che a Gaza non esistano civili non coinvolti.
La distinzione tra operativi militari e civili è fondamentale per l’IDF, per i suoi comandanti e per le sue direttive vincolanti durante i combattimenti a Gaza. Tale distinzione è espressa in modo inequivocabile in ogni protocollo o direttiva che riguardi i processi di selezione degli obiettivi nell’IDF. Le direttive vietano di dirigere intenzionalmente attacchi contro civili o di eseguire attacchi che si prevede possano colpire i civili in modo sproporzionato, e impongono precauzioni praticabili per mitigare i danni incidentali ai civili derivanti da attacchi su obiettivi militari vicini. Nel mantenere tale distinzione, durante la guerra l’IDF ha intrapreso innumerevoli azioni documentate e applicato metodi per mitigare i danni ai civili, tra cui avvisi, un’adeguata pianificazione degli attacchi e l’annullamento di attacchi alla luce della presenza di civili. L’affermazione di un intervistato circa l’esistenza di un approccio secondo cui “non esistono civili non coinvolti a Gaza” può riflettere i suoi sentimenti o le sue valutazioni personali, ma non rappresenta in alcun modo l’approccio dell’IDF e dei suoi comandanti, le sue direttive vincolanti né le sue attività volte a mitigare i danni ai civili nel corso di tutta la guerra, che sono state documentate e rese pubbliche molte volte.
Affermazione: A un intervistato è stato chiesto se si trattasse di genocidio, e ha risposto di sì.
L’accusa di “genocidio” è oltraggiosa e infondata, e lo Stato di Israele l’ha respinta categoricamente. La scelta dei realizzatori di chiedere un’opinione personale in merito a persone che non sono esperte della materia e non conoscono la definizione internazionalmente accettata del termine è manipolatoria, fuorviante e irrilevante. Subito dopo il 7 ottobre, prima ancora che Israele avesse avviato una risposta militare sostanziale, è stata lanciata una campagna politica internazionale che cercava falsamente di equiparare le vittime e le distruzioni della guerra al “genocidio” e di ingannare l’opinione pubblica sul suo significato. Le opinioni personali di intervistati che non hanno partecipato alle relative decisioni di comando non possono stabilire l’esistenza di un intento genocida. Il film invita gli spettatori a giungere a una conclusione giuridica e fattuale che il suo materiale né supporta né potrebbe supportare.
L’elemento determinante del “genocidio” ai sensi del diritto internazionale è l’intento specifico di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale. Gli intervistati non potevano testimoniare né produrre prove di un tale intento, perché esso non è mai esistito.
Le operazioni dell’IDF a Gaza hanno perseguito obiettivi concreti fissati dal livello politico, in particolare lo smantellamento delle capacità di governo e militari di Hamas e la creazione delle condizioni per il ritorno degli ostaggi. Il danno alla popolazione palestinese di Gaza non è mai stato il loro scopo. L’IDF ha emesso avvisi, annullato attacchi, facilitato gli aiuti umanitari e adottato molte altre misure per prevenire danni ai civili. Si è trattato di misure concrete per proteggere proprio quella popolazione che i realizzatori accusano Israele e l’IDF di voler distruggere.
Conclusione
Il film ritrae falsamente un esercito che cerca di causare danni ai civili.
Il film omette le persone che stanno dietro il processo di selezione degli obiettivi: professionisti responsabili della pianificazione operativa volta a mitigare i danni ai civili, consulenti legali che esaminano gli attacchi proposti e comandanti responsabili della loro approvazione o del loro rifiuto, in un esercito impegnato nel rispetto della legge e dei propri valori.
Diversi intervistati descrivono, con parole proprie, il peso morale derivante dalla partecipazione alle procedure di selezione degli obiettivi. Quel peso è reale, e l’IDF non lo sminuisce: le decisioni che possono costare vite civili sono tra le più difficili che soldati e comandanti si trovino ad affrontare, e l’IDF si aspetta che i propri soldati avvertano quel peso e agiscano di conseguenza. Tuttavia, tale fardello morale non costituisce la prova che le decisioni fossero illecite o indifferenti alle vite civili; riflette piuttosto la serietà con cui sono state prese.
I processi e le decisioni omessi dal film mostrano che cosa abbia significato in pratica l’impegno dell’IDF a proteggere i civili: ulteriore intelligence richiesta, piani modificati, attacchi annullati e opportunità militari a cui si è rinunciato. Queste decisioni hanno limitato l’uso della forza a causa dei rischi valutati per i civili. Il film le ignora.
Le tragiche conseguenze della guerra non giustificano la distorsione dei fatti. Una discussione seria sui danni ai civili richiede un resoconto serio di come le decisioni siano state effettivamente prese. È proprio ciò che il film non riesce a fornire. Il film cerca di creare l’impressione che l’IDF agisca in modo disumano. In realtà, l’unico modo in cui i realizzatori possono creare tale impressione è distorcendo i fatti, omettendo il contesto essenziale, ignorando le precedenti pubblicazioni e spiegazioni dell’IDF e aggiungendo manipolazione emotiva ed effetti costruiti ad arte. L’IDF ha agito e continua ad agire in modo umano, anche se i realizzatori hanno fatto tutto il possibile per nasconderlo.
Il thread originale di Roberto Della Rocca