La sinistra che non c’è

facebook comunistaUna candidatura di sinistra a Milano vale – secondo i sondaggi più ottimisti – il 10% scarso, quindi non si capisce quale sia l’obiettivo di Curzio Maltese (come pure dei vari Besostri e Finiguerra, altri possibili concorrenti di cui si parla in queste ore), visto che nel probabile caso di ballottaggio e conseguente apparentamento quell’area politica ha da guadagnare una frazione non significativa del 60% dei seggi assegnati al vincitore.

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I due partiti milanesi e la scheggia impazzita

Renzi e PisapiaLa sensazione realistica è che i destini delle grandi città siano già decisi (Milano al PD e Roma alle destre) e che in presenza di due candidatura solide come Balzani e Sala (quasi un confronto “sinistra” e “destra”) le primarie di Milano potrebbero essere più importanti delle elezioni stesse. Ma bisogna tener conto della scheggia impazzita.

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Qualcosa di Sinistra: Milano non può tornare indietro

Majorino e Sala“Milano, dopo cinque anni di buona amministrazione, non può tornare indietro di vent’anni, riportando al potere le stesse persone che l’hanno sfasciata. Se Majorino avesse davvero a cuore il destino della città, dovrebbe sfilarsi dalla competizione e convergere sulla Balzani (esattamente come ha fatto Emanuele Fiano, che però si è ritirato per sostenere Sala): solo così smentirebbe le voci dei “maligni” sull’inciucio tra lui e l’ex-ad di Expo e dimostrerebbe di non pensare alla propria carriera personale.”

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Il clone di Bruno Ferrante e la frammentazione a sinistra

sala e ferranteOggi in Comune si diceva che la Balzani ha indetto un incontro, quindi probabilmente si candida. Altrettanto potrebbe fare la De Cesaris, secondo alcuni. Majorino resiste, Fiano latita ma non si è tirato indietro (almeno parrebbe). Qualcuno parla di un ritorno di Stefano Boeri (che dopo le glorie del Bosco Verticale potrebbe raccogliere un bel consenso).

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Succede quando ti staccano il pene d’acciaio e cristallo

Roberto Formigoni Al di là degli sberleffi, del fastidio, delle battute, lo scatto di nervi di Roberto Formigoni è anche il motivo per una riflessione sul potere e sui disastri che la politica produce quando consente (come avviene in Italia) una permanenza ai vertici al di là di qualunque buon senso.  Di Roberto Formigoni si sa che ha un rispettabile curriculum di studi (liceo classico, laurea in filosofia, studi di economia politica alla Sorbona): con un governo in cui ci sono ministri senza laurea o corrispondente esperienza lavorativa è un dato positivo.

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La Alicata non è Formigoni

Cristiana AlicataIeri ho postato su Facebook col commento “sono contento” la notizia che Cristiana Alicata (che non conosco, ma di cui nel tempo ho seguito la storia politica) è entrata nel CdA dell’ANAS. Cristiana è nel PD dalla prima ora, cofondatrice, membro attivo di quel gruppo di giovani raccolti attorno a iMille che una decina di anni fa hanno cominciato a farsi sentire, chiedere, pretendere e che oggi, pian piano, stanno sostituendo la vecchia generazione nelle stanze del potere.

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