Giuseppina Ghersi e lo sdegno collettivo di chi non verifica i fatti

Naturalmente ti è chiaro (perché ti è chiaro, no?) che se in buona fede  ti sei unito al coro di sdegno per la vicenda della lapide a commemorazione di Giuseppina Ghersi, vuol dire che ti hanno fatt* fess*.

Ti è anche chiaro che la storia della tredicenne “stuprata e trucidata dai partigiani” è – se non una bufala – quantomeno una non-verità, che la ragazzina nella foto non è Giuseppina Ghersi, che sulla Ghersi non esistono documenti storici davvero attendibili e tantomeno immagini, che la stessa foto è stata usata in vari contesti, che molto probabilmente questa foto si riferisce a fatti francesi (non a caso il Corriere della Sera e Huffington Post per primi, poi tanti altri, l’hanno levata), che la vicenda di Giuseppina Ghersi è stata rispolverata con chiari fini propagandistici, che la storia non si fa così.

Ti è infine chiaro che questo sdegno collettivo è l’ennesima dimostrazione di come sia facile manipolare il consenso sui social, dove le persone si sdegnano, giudicano e condividono senza verifica dei fatti.

Ti è chiaro, no? Perché se non ti è chiaro, allora segui su Twitter le risposte dei Wu Ming, in attesa della loro prima disamina dei fatti su Giap. E la prossima volta rifletti prima di sdegnarti e condividere il tuo sdegno, che di questi tempi c’è tanto bisogno che le persone dotate di cervello lo facciano funzionare.