La lettera di Carlo Calenda che riporta alla Milano del 2005

La lettera di Carlo Calenda al Corriere della Sera fa tornare in mente Milano del 2005. Si era alla scadenza di un decennio di sindaco-amministratore di condominio (Albertini), ma non esisteva una candidatura decente di opposizione, né esisteva un aggregato di centrosinistra. DS e Margherita facevano tentativi di unione regolarmente bloccati da conflitti spartitori. Mettemmo assieme i capetti locali e proponemmo un blog comune del centrosinistra. 

Nell’epoca pre-social il blog era diventato in pochi anni uno strumento potentissimo, che noi avevamo imparato per primi a usare e governare, tanto da avere decine di migliaia di accessi al giorno.

Alla riunione i capetti locali ci guardavano come marziani. Ascoltarono con cortesia, poi ci fu un fuggi-fuggi non palese, ma a base di distinguo cretini, tipo “non opposizione” e “rischio di perdita di identità”. In realtà la paura di unire le forze nasconde sempre la paura di perdere quoite di potere.

Così scelsero un candidato impresentabile (Bruno Ferrante) che non piaceva neanche a loro e che nessuno comprese. Così vinse la Moratti (che col senno di poi comunque non fu una disgrazia, Ferrante avrebbe fatto ben peggio).

Adesso qui il rischio è molto più grave ed è nazionale. Ma i capibastone a Palazzo si comportano come i capetti milanesi del 2005, fottendosene del Paese e concentrandosi sul loro piccolo interesse, in modo analogo ai parlamentari M5S pronti ad accettare qualunque sconcezza pur di non perdere il posto in paradiso.  E sul manifesto lanciato da Carlo Calenda si scatenano in tutta la loro miope distruttività.

Considero Carlo Calenda una persona di spessore, una risorsa e condivido il ritratto che ne fa il mio “amico di Facebook” Giuseppe Colaiacono: “Calenda è uno che ci sta mettendo la faccia senza chiedere niente, che sta rimanendo senza una lira per gravi vicende personali e per essersi impegnato in politica anziché tornare a lavorare. Ragiona, combatte, non perde un colpo, non dice banalità né cade in gaffes. Sa usare i social, ha visione e rigore. Ovviamente, nel PD viene considerato un appestato o, se va bene, preso in giro come velleitario. Lo stesso PD che sta per prendersi in Abruzzo una sveglia che sarà ricordata negli anni a venire. Se il suo progetto non decolla spero che mandi tutti a cagare e si trovi un posto da dirigente a duecentomila euro l’anno. Poi si faccia una Mustang e vada a scoattare di notte sotto le finestre di Zingaretti”.

La sua lettera pubblicata oggi da Corsera non fa un plissè, perché dice le cose che gli elettori di centrosinistra vogliono sentire, ma che i loro partiti di riferimento non dicono. Intanto il PD scende sotto il 16% nei sondaggi e gli altri partiti probabilmente non raggiungeranno la soglia del 4% necessaria a essere rappresentati.