Perché boicotto i tassisti milanesi anziché essere solidale

In questo periodo disgraziato la solidarietà è dovuta a tutti, ma quando si tratta di tassisti mi è davvero difficile non lasciarmi prendere dall’impulso di mandarli a quel paese. Ebbene sì: boicotto i tassisti della mia città. E qui spiego perché.

Un tempo fiore all’occhiello del trasporto pubblico milanese, con quelle belle Seicento Multipla verde e nera e poi le magnifiche 124 gialle, da amici della città disponibili e collaborativi sono diventati col passare degli anni prepotenti e miopi, lobbisti fino al midollo, troppo spesso vicini alla destra becera e distruttiva. E soprattutto ottusi, tanto da insistere a cercare un colpevole appena qualcosa va storto, come in questi giorni con una pandemia che di colpevoli non ne ha (in questo caso forse neppure Fontana e Gallera).

Già l’idea dello sciopero per il crollo della domanda conseguente alla pandemia è un controsenso: ma contro chi scioperate? E soprattutto, come potete pensare di chiedere soldi a fondo perduto (perché di questo si tratta) a un Comune necessariamente arrivato a indebitarsi tanto da dover perfino ridurre l’assistenza ai disabili?

Quella dei tassisti è una lobby a cui viene accordata un’autorevolezza sproporzionata al reale valore sociale e politico. La loro forza si basa sul ricatto politico (sospendere un servizio pubblico), la loro coesione su pochi asset: opposizione  alla concessione di nuove (e necessarie) licenze per mantenere vivo il mercato delle medesime, turni autodeterminati e irrispettosi delle necessità della città per cui i taxi non si trovano nei momenti in cui servono di più, prezzi superiori all gran parte degli stessi servizi nel resto del mondo civile, frequente mancanza di sistemi di pagamento elettronico.

Le  recenti sparate contro le piste ciclabili del presidente di Radiotaxi 4040 e le petizioni benedette dall’opposizione della destra sempre ideologica confermano tutta la miopia di una categoria di lavoratori incapaci di vedere l’evoluzione della società e adeguarvisi. Eppure non ci vorrebbe molto a capire che in una città in cui il traffico privato è disincentivato tutti i servizi pubblici lavorano di più e meglio. Macché, i tassisti protestano pervicacemente a ogni ciclabile e a ogni zona pedonale.

Ecco. Per queste ragioni penso che professionalmente i tassisti milanesi non abbiano scusanti (e mi spiace per le persone sane e professionali che sicuramente ci sono tra loro, anche se secondo me in minoranza). Da non-utilizzatore dell’auto privata in città sono stato un cliente importante dei taxi fino a quando mi sono ritenuto danneggiato come cittadino: dall’impossibilità di trovarne uno alle prime gocce di pioggia, dalla frequenza di autisti nervosi e aggressivi, dal costante sfogo contro l’amministrazione pubblica (non solo quella di centrosinistra di cui sono elettore, anche prima con Moratti) a ogni piccolo problema viabilistico, dalla frequente imposizione di una conversazione mai cercata e spesso sgradevole per toni e temi.

Per questo da cinque anni boicotto i tassisti, senza eccezioni. Questa mia scelta ha prodotto ogni anno la perdita di un fatturato totale vicino a 10mila euro per la categoria. Lo dico spesso nelle discussioni sui social e regolarmente arriva qualche tassista che mi copre di insulti (da “zecca comunista” a “radical chic” a “estremista della bicicletta”, ma c’è anche “testa di cazzo” per dire). Fino a oggi ho risposto sempre la stessa cosa: se un cliente della mia azienda ci leva un contratto non penso che sia lui un imbecille, ma mi chiedo dove e quando ho sbagliato e come posso rimediare. Purtroppo trovo sempre più improbabile che i tassisti sui pongano questa domanda, perché per loro è sempre colpa di qualcun altro che ce l’ha con loro e comunque non capisce nulla di mobilità. Quindi dovranno rinunciare ai miei soldi fino a nuovo ordine.