Perché boicotto i tassisti milanesi anziché essere solidale

In questo disgraziato lockdown la solidarietà è dovuta a tutti, ma quando si tratta di tassisti diventa davvero resistere all’impulso di mandarli a quel paese. E infatti io non resisto più e boicotto i tassisti della mia città. Spiego perché.

Un tempo fiore all’occhiello del trasporto pubblico milanese, prima con la Multipla verde e nera, poi con la 124 gialla, da amici della città disponibili e collaborativi sono diventati negli anni prepotenti, miopi, lobbisti fino al midollo e sempre più strumento di guerrilla delle aree politiche più becere e distruttive.

Lockdown. Già l’idea dello sciopero per il crollo della domanda a causa della pandemia è un controsenso (ma contro chi scioperate? Contro i turisti costretti a restare a casa loro?), ma poi come puoi chiedere soldi a fondo perduto (perché di questo si tratta) a un Comune arrivato a indebitarsi al punto da dover ridurre l’assistenza ai disabili per poter sostenere chi ha meno di niente?

Quella dei tassisti è una lobby a cui viene accordata un’attenzione sproporzionata al reale valore sociale ed elettorale. La loro forza si basa sul ricatto politico (sospendere un servizio pubblico) e la loro coesione di categoria su pochi asset in contrasto con il bene comune:

  1. opposizione alle nuove licenze per mantenere il valore delle medesime nonostante servano,
  2. turni autodeterminati e irrispettosi delle necessità (per cui i taxi non si trovano nei momenti in cui servono di più, tipo quando piove),
  3. prezzi superiori alla gran parte del resto del mondo,
  4. frequente mancanza dei sistemi di pagamento elettronico, ormai imprescindibili.

Le  recenti sparate contro le piste ciclabili del presidente di Radiotaxi 4040 e le petizioni (benedette dall’opposizione tradizionalmente ideologica e strumentale) confermano la miopia di una categoria di lavoratori incapace di vedere l’evoluzione della società e adeguarvisi.

Si lamentano del troppo traffico, ma ce l’hanno con ogni tentativo di ridurlo. Eppure  non ci vorrebbe molto a capire che in una città in cui il traffico privato viene disincentivato tutti i servizi pubblici lavorano di più e meglio, taxi compresi. Macché, i tassisti protestano pervicacemente a ogni ciclabile e a ogni zona pedonale, come se il divieto di circolare riguardasse loro anziché gli stolti che portano i figli in auto alla scuola che sta a 500 metri da casa.

Da non-utilizzatore dell’auto privata in città sono stato un cliente importante dei taxi fino al momento in cui mi sono ritenuto danneggiato come cittadino. L’impossibilità di trovarne uno alle prime gocce di pioggia, la frequenza di autisti nervosi e aggressivi nella guida, l’imposizione di conversazioni mai cercate e spesso sgradevoli, il costante sfogo rancoroso contro l’amministrazione pubblica (e non solo quella di centrosinistra, era la stessa storia anche con Moratti), unitamente la frequente puzza di fumo in auto, mi hanno esasperato.

Da sei anni li boicotto, senza eccezioni, e vivo benissimo con le soluzioni alternative, sempre senza usare la mia auto in città. Questa scelta ha prodotto ogni anno la perdita per la categoria di un fatturato di circa diecimila euro. Se poi lo dico in qualche dibattito sui social compare subito uno di loro che mi copre di insulti (da “zecca comunista” all’orrido “sinistro“, da “radical chic” a “il solito pirla in bicicletta”, ma anche “testa di cazzo”, per dire). A quelli meno incivili a volte rispondo, sempre con lo stesso argomento: se un cliente della mia azienda annulla un contratto non parto dal presupposto che sia un imbecille (o una “zecca”), al contrario mi domando dove possiamo aver sbagliato e come rimediare per non perderlo. Ma evidentemente i tassisti questa domanda non se la pongono mai, nella loro certezza che la colpa è sempre di qualcun altro, che il mondo ce l’ha con loro, che nessuno capisce nulla di mobilità, che l’assessore è un coglione e io una “zecca comunista”.

Quindi ho deciso che non avranno più i miei soldi, almeno fino a quando capiranno che per avermi come cliente devono fare una revisione al loro senso civico.