Naza: quando la fiction diventa tribunale per condannare Israele

Naza

Un’abile operazione di propaganda in cui  toni, immagini, montaggio e colonna sonora innescano un cortocircuito mediatico. Da quando è arrivato il premio a Naza, i giornalisti citano il film come fosse verità svelata, i politici citano i giornalisti per raccogliere consenso e una bolla che segue il proprio confirmation bias applaude acriticamente. Ma si sa, quando nel mirino c’è Israele è facile chele suggestioni si trasformino in fatti.

Eppure in Naza i fatti non ci sono e i cortocircuiti sono evidenti:  ventiquattro testimoni senza volto e senza nome, sottotitoli che distorcono il parlato per alimentare il pathos, incongruenze narrative, via via fino al ribaltamento del diritto, con la presunzione di innocenza spazzato via da un’accusa senza prove, eppure subito trasformata in sentenza.

A chi si è fatto venire la pelle d’oca guardando Naza, a chi ancora non l’ha visto, ma conta di farlo, propongo di dedicare venti minuti all’ascolto di questo video. È un esercizio di quell’onestà intellettuale che su questa vicenda viene spesso trascurata anche da molti insospettabili.