Mobilità a Milano: non servono tavoli ma volontà di agire

“Ho ricevuto molti messaggi da diversi gruppi di ciclisti milanesi a seguito del presidio in ricordo di Franco Rindone, vittima di un tragico incidente in bicicletta. Leggerò personalmente tutti i suggerimenti. Nel frattempo ho concordato con l’Assessore Marco Granelli di organizzare al più presto un incontro sul tema della sicurezza di chi si muove in bici a Milano.”

Questo scrive il sindaco Giuseppe Sala sul suo wall Facebook come risposta al flash mob di un paio di centinaia di cicloattivisti davanti a palazzo marino dopo l’ennesimo omicidio stradale accaduto a Milano.

L'omicidio di Franco Ridone

Da oltre mezzo secolo leggo la realtà della mobilità urbana da ciclista, pedone, automobilista, motociclista e operatore del settore, quindi ne ho una visione completa, quale invece non possono avere Sala e Granelli, ai quali però questa realtà è già stata ampiamente raccontata e non solo da questo blog.

Marco Ferrari di Genitori Antismog sulla mailing list Bicycle Coalition ha scritto: “le cose da fare sono note e stranote, già comunicate da tanti soggetti come noi, in via ufficiosa e via ufficiale, all’amministrazione, a questa come a quella precedente.” (ndr: osservazioni al PUMS nel 2015, domande ai candidati in campagna elettorale 2016 e relative risposte dell’allora candidato Sala).

I dati ISTAT (2,3 pedoni e ciclisti morti al giorno in Italia e 4 al mese a Milano nel 2015 uccisi da auto) sono stati tanto ripetuti da essere desemantizzati anche più del “merde!” di Pierre Cambronne. Quindi propongo a sindaco e assessore di evitare ulteriori “tavoli” sulla mobilità e passare direttamente a un semplice esperimento in grado di mostrare tutti i problemi del traffico e porgere la soluzione.

Si pongano, Sala e Granelli, in via Washington di fronte al civico 49, all’incrocio con via Caboto muniti di un taccuino su cui prendere nota di tutte le infrazioni commesse da ciclisti, pedoni, automobilisti.

Basteranno pochi minuti per rendersi conto che in via Washington a Milano (come in tanti altri analoghi viali) è tollerato uno stato di illegalità che (1) crea pericolo (2) alimenta una cultura di sudditanza nei confronti del traffico automobilistico.

Io l’esperimento l’ho fatto. Queste sono le principali violazioni, in ordine di frequenza:

  • eccesso di velocità
  • mancato rispetto degli attraversamenti pedonali
  • sosta in doppia fila
  • inversione a U all’incrocio

In sintesi: discussioni sul PUMS e le ciclabili, olli EURO4-5-6 e revisioni, zone 30 e Area C sono un tema tutto sommato marginale rispetto alla necessità di far tornare la legalità nel traffico di Milano. Pertanto, prima di organizzare l’ennesimo “tavolo” o l’ennesimo “cantiere” sulla mobilità, si imponga il rispetto delle regole che già esistono e che nessuno rispetta.

Ovvero:

  • si tolgano i “vigili” (che tali devono essere in una città) da compiti che spettano a PS, Carabinieri e GdF,  rimettendoli nelle strade a reprimere le infrazioni.
  • Si aumentino gli spazi di intervento degli ausiliari, dando loro la possibilità di sanzionare anche le soste in doppia fila.
  • Si installino rilevatori di velocità sui viali.
  • Si definiscano “zona 30” tutti i luoghi vicini a scuole, supermercati, aree shopping, parchi eccetera.
  • Si chiudano al traffico privato tutte le strade in cui il medesimo costituisce un intralcio alla circolazione dei mezzi pubblici (es: via Coni Zugna).

Il problema vero non è capire cosa si deve fare, ma volerlo fare e decidersi a farlo. Questa amministrazione, come peraltro la precedente, per ora ha fatto poco o nulla.