La crisi Bindi-Renzi senza giudizi né pregiudizi

De Luca e RenziQuella di De Luca Connection è una vicenda complessa, che ha provocato la consueta scissione del Paese in fazioni contrapposte, da giorni impegnate a urlarsi addosso in modo tanto fragoroso quanto inutile. Propongo una lettura dei fatti che esclude il giudizio sui protagonisti (tanto serve a poco),  un’analisi dello scenario seguita dalla domanda: “perché si comportano così?”. Giusto per provare a capire.

Lo scenario. Secondo un ministro della Repubblica, Pietro Lunardi, per governare in Campania «bisogna convivere con la camorra». Nonostante l’apriti cielo, Lunardi aveva ragione. Le cosche al Sud sono uno stato parallelo, a diffusione capillare, fornitore dei servizi per i quali le Istituzioni latitano (pensioni alle vedove, sussistenza agli orfani, lavoro ai giovani, incentivi a chi commercia). Grazie anche a una tassazione parallela (pizzi, protezioni, ricatti, eccetera) che costa ai “contribuenti” circa la metà di quella ufficiale, questo “stato parallelo” ha adepti ovunque e un consenso popolare altissimo, che si traduce in un importante pacchetto voti manovrabili. Un meccanismo così radicato non può essere sconfitto con gli strumenti della democrazia.

Uno come Vincenzo De Luca, in politica da una vita, insaziabile gestore del potere, si è costruito un consenso per il quale “ha lavorato bene” sembra un po’ poco come motivazione. Portatore di percentuali bulgare, è in grado di vincere qualunque sia l’ombrello sotto cui si presenta. La sua forza è nelle connessioni con consistenti pacchetti di voti e la sua voglia insaziabile di potere, la sua debolezza sono i toni e gli argomenti, come ha sottolineato Marco Travaglio. Ecco pochi secondi di intervista, più che sufficienti a descrivere il personaggio.

Matteo Renzi aveva due possibilità con Vincenzo De Luca: prendere le distanze presentando un candidato incontaminato e perdente, venendo quindi estromesso totalmente dalla Campania, oppure schierarsi con il vincitore sicuro, mantenendo il controllo di alcune quote di potere e consenso locale. Da politico navigato ha fatto la seconda scelta, forse senza sapere che la situazione di De Luca è pesantemente compromessa e forse senza aspettarsi tanta aggressività dalla Bindi. Due possibili errori grave di valutazione, che in caso di vittoria di De Luca potrebbero generare un problema istituzionale difficilmente governabile.

Rosy Bindi, incrollabilmente morotea, guida nel PD l’opposizione più feroce a Renzi e al renzismo, al punto di arrivare ricucire con altri esponenti della vecchia guardia un tempo nemici giurati pur di tentare di contrastare il premier. Illuminante il suo attacco frontale a Deborah Serracchiani, una delle più fedeli luogotenenti di Renzi.

Se è poco realistico pensare che la Bindi abbia condizionato i lavori della commissione per attaccare Renzi, è invece quasi certo che vi abbia visto l’occasione di creare un problema pesante al premier e l’abbia colta al volo, magari manovrando un po’ sui tempi per avere il miglior effetto. La pubblicazione troppo tardiva per ipotizzare la sostituzione dei candidati e una palese opposizione all’interno della commissione stessa proprio sui tempi rivelano che le vere motivazioni di questa gazzarra sono altre e vanno individuate – come ha notato Gramellini – nella guerriglia tra bande per la conquista delle supremazia. La Bindi avrebbe quindi scelto la soluzione del “muoia Sansone con tutti i Filistei” in linea con la sua passione per le Sacre Scritture, ma molto rischiosa.

In conclusione: si conferma per l’ennesima volta che per lorsignori gli interessi del Paese sono un tema trascurabile, ma è anche evidente che i giudizi tranchant sui due contendenti aiutano poco a capire. Pensare invece “al posto di Renzi come mi sarei comportato?” è un approccio pragmatico, che aiuta a capire quanto il giovane premier dovrà dibattersi per stare a galla in questo guano. La speranza – almeno per chi non auspica l’alternativa +KAOS – è che in qualche modo ce la faccia.