Stalingrado espugnata e la qualità in politica

Sul ballottaggio a Sesto San Giovanni non c’è da fare troppi giri di parole: la responsabilità di una sconfitta storica è di Matteo Renzi, che non ha colto la necessità di una cesura forte col passato. Una sconfitta che era nell’aria, come aveva sottolineato in tempi non sospetti un sestese fine osservatore della politica, Graziano Camanzi.

Vale quindi la pena di rileggere dal wall facebook di Graziano un suo post del 12 giugno in cui – sperando di sbagliare – annunciava la sconfitta puntualmente arrivata.

Sesto San Giovanni: vince la destra

Il centrosinistra ha perso Sesto San Giovanni soprattutto perché le scelte politiche sono state lasciate nelle mani di persone che rappresentano un trait-d’union tra presente e passato del PD settentrionale, funzionari di partito cresciuti nei DS penatiani da cui hanno ricevuto un imprinting indelebile, che è sotto gli occhi di tutti.

Per dire che la Stalingrado d’Italia espugnata, la Gelmini e Salvini trionfanti, sarebbero uno smacco tutto sommato sopportabile se non ci fosse il pensiero che alle prossime politiche uno di questi funzionari dovrebbe fare la campagna elettorale in ticket con Matteo Renzi.

E allora auguriamoci che a Matteo Renzi capiti di ascoltare il protagonista della sorpresa positiva, il neosindaco di Padova, imprenditore che ha cominciato a fare politica solo cinque mesi fa “mettendosi a disposizione” (ma sul serio) della città. La sua proposta politica sana, pacata, colta, pragmatica di centrosinistra civico ha portato dalla sua parte un elettorato tradizionalmente vicino a quella destra becera e produttrice di sceriffi radicata nel Nord-Est di cui lo sconfitto Bitonci è esponente.

Alla domanda di Enrico Mentana sulle ragioni del suo successo in controtendenza, Sergio Giordani ha risposto: “perché c’erano persone di qualità”. Ecco. La qualità non manca nel PD, in cui tante persone di buona volontà e cultura hanno “messo a disposizione” (ma sul serio) del Paese le loro competenze professionali ed esperienze. Però questa qualità stenta a farsi vedere, travolta da un’informazione che privilegia il post-sgarbismo a base di urla e slogan.

Puntare sulla qualità – anziché sulla burocrazia d’allevamento o peggio i guerrieri da talk show – significa usare un’arma efficace il rischio di lasciare l’Italia nelle grinfie della peggior destra dal dopoguerra, una destra che potrebbe produrre danni incalcolabili.

Sarebbe bello se Matteo Renzi trovasse il coraggio e il consenso necessario a provarci. Sono certo che gli elettori seguirebbero con entusiasmo una scelta di qualità.