Dimmi che auto hai e ti dirò che pirla sei

Audi Avant black

Non tutti quelli con l’Audi station wagon turbodiesel nera sono dei pirla, ma è accertato che gran parte dei pirla patentati (in tutti i sensi) guida un’Audi station wagon turbodiesel nera o una delle altre auto predilette dai pirla. Un viaggio sull’A1 è sufficiente per individuare le auto da pirla.

Qualcuno ha scritto “tutti quelli che guidano in città sono delle teste di cazzo”. E’ una lettura estrema del problema, ma è certo che la percentuale di pirla tra chi guida è altissima, superiore alla media della popolazione (anche non considerando i pirla doppi, quelli che si mettono al volante dopo essersi tirati due strisce di coca o ingollati tre cocktail). In sintesi: appena siedono al volante, anche persone apparentemente normali si trasformano in pirla.

I pirla sono pericolosi, perché oltre a mettere a repentaglio la loro inutile vita, fanno correre seri rischi anche alle persone intelligenti. Riconoscerli può fare la differenza tra andare a sbattere assieme a loro o scalfarla, quindi ecco un elenco delle loro auto predilette.

Audi Station Wagon turbodieselaudi station wagon turbodiesel nera

Ci sono certo persone di buon senso che la comprano, ma se sei un pirla questa vettura è all’apice delle tue aspirazioni (un punto di pirleria in più se in colore nero, due se opaco grigio acciaio o nero, tre se ha la sigla S che sta per “anabolizzata”). Alla faccia di un passato glorioso (l’Audi Quattro 1980-1991 è una delle migliori auto della storia), oggi Audi è fornitrice ufficiale e indiscussa dei pirla. Non passa chilometro di autostrada senza che te ne arrivi una nel culo mentre procedi in colonna a velocità Autovelox-safe (142 km/h reali) e distanza di sicurezza da quello davanti. Lampeggia forsennatamente, ti si incolla come fosse sul rettilineo delle Hunaudières a le Mans e se attivi gli stop per suggerire un comportamento più sensato ti passa a destra facendo gestacci, come se quello che se ne fotte di regole e buon senso fossi tu e non lui. Il tutto per rimettersi in fila 30 metri avanti e rifare lo stesso teatrino. Arriverà 4 minuti prima di te che vai a 142, sempre che non vada nel fosso, come ogni persona sana di mente auspica. PS: una manciata di punti pirleria in più per le versioni Q.

Alfa Romeo GiuliaAlfa Romeo Giulia

Spiace dirlo, ma la vettura che ha riproposto un nome storico per  riportare il marchio del Biscione ai fasti di un tempo ha subito scatenato gli appetiti dei pirla, dando loro un’alternativa valida all’Audi station wagon turbodiesel nera. Sarà il frontale aggressivo che pare fatto apposta per rompere i coglioni alle persone convinte di essere in auto per viaggiare e non per partecipare a una roulette russa su gomma.  Anche la Giulia ti arriva nel culo sfarfallando i loro abbaglianti a LED anche se vai ai fatidici 142, come se limite di velocità e buonsenso fossero optional non disponibili per chi le compra. Un punto di pirleria in più per la versione Quadrifoglio da 500 assurdi cavali. Queste considerazioni valgono anche per cugina sotto steroidi della Giulia, il SUV cafone “Stelvio”, altro mezzo da pirla a tutto tondo quanto le Audi Q.

Range Rover EvoqueRange Rover Evoque

Per decenni la Rover ha fornito alla Regina Elisabetta la P5, che fu una delle vetture inglesi più aristocratiche della storia (macchina con una classe immensa, ben di più delle cafonissime, fin da allora, Rolls Royce e Bentley). Purtroppo le nuove proprietà hanno riposizionato il brand per renderlo appetibile ai pirla. O – nel caso della Evoque – “alle” pirla.  Già, perché se la Range Rover Sport (che in realtà non è una Range, ma una banale Discovery imbellettata) è appannaggio di molti pirla, la Evoque è una delle vetture più amate dalle consorti degli abbienti, signore pirla-benestante, mechate, botulinate, siliconate, ingioiellate, leopardate, indaffarate a trasportare in auto i figli biondi tra scuola, piscina e judo per percorsi di 500 metri al massimo. Parcheggiano accazzo a muso in avanti, preferibilmente sulle strisce, sui passi carrai o in curva, se possibile bloccando il tram. Non sanno fare retromarcia e non hanno capito che se usassero il vivavoce (di serie nella Evoque) per dire stronzate nel telefonino a una loro alter-ego rischierebbero anche di ammazzare un pedone in meno.

Porsche Cayenne Porsche Cayenne

Qui si consuma un importante conflitto.  Da un lato c’è la Porsche,  marchio che costruisce vetture sportive di gran razza, dunque le meno amate dal pirla arricchito che in genere preferisce robe cafone come lui. Dall’altro lato c’è che ahinoi inventando il SUV sportivo la casa di Stoccarda si è svenduta al mercato, per raccattare fatturato da un pubblico di pirla storicamente non suo. E in effetti la (anzi “il”, come dicono i pirla) Porsche Cayenne è l’archetipo del SUV da pirla. Serve a uno che vuole avere “il Porsche”, ma non riesce a rinunciare al motore da trattore che va a nafta (magnificandone i consumi, “con un pieno faccio almeno 7583 km!”, ma che cazzo ti compri la Porsche a fare?) e al carico di bambini, cani, salvagenti, slittini e lattine d’olio per andare su-giù tra Lerici e Courmayeur. In autostrada il pirla in  Cayenne arriva sempre a 195 all’ora culo-lampeggio, in città parcheggia accazzo grazie all’altezza che non teme aiuole (i SUV si comprano per parcheggiare accazzo in piazza Zavattari, mica per i raid nel deserto).

Lamborghini Lamborghini nero opaco

Qui siamo ai vertici. In commercio ci sono auto sportive fantastiche: Porsche, McLaren, Aston Martin, Lotus, perfino alcune Ferrari sono belle macchine. Macché, il pirla pensa (si fa per dire) che solo la Lamborghini  (la supercar più inutile e cafona) possa mostrare con chiarezza che lui c’ha più soldi e pisello di tutti (che poi magari mangia pane e lattuga per mantenerla e si cala tonnellate di Viagra per rizzarlo, affari suoi ovviamente).  Questa affermazione di virilità-arricchita si esplica facendo rombare il ferro da stiro nero opaco o verde fluo, nelle vie del centro,  per battere il record di percorrenza da Corso Matteotti a piazza Meda, semaforo-semaforo, 245 metri di brivido (soprattutto per chi cammina nei paraggi).  Il ferro da stiro ovviamente si parcheggia solo in via Montenapoleone per portare la pirla-amante coi labbroni a fare shopping. Dimenticavo: in genere lui non sa condurre davvero una macchina del genere, non ha fatto corsi di guida, prove in pista, niente. Quindi perde spesso il controllo e schianta contro un palo, tra gli applausi degli astanti.

500 Abarth 500 abarth

La 500 Abarth (quella vera, biciclindrica, trazione posteriore, anni ’60) non era un mezzo di trasporto, ma un pezzo di storia dell’Italia, l’espressione motorizzata di un’idea sovversiva nei confronti della società ingessata del Dopoguerra. Ognuno se la faceva come gli pareva: per alcuni bastava uno sticker con lo scorpione, altri ci spendevano un anno di stipendio per abbassare la testa, cambiare marmitte e carburatori, saldare prese d’aria al cofano, montare il volante Nardi in noce e dipingere la striscia rosso corsa. Non ce n’erano due uguali. Oggi è diventata una sportiva per finta (infatti ha la trazione anteriore), che ha di serie le marmitte che tentano (senza riuscirci) di produrre un rumore grintoso. Non a caso finisce in mano ai pirla voglio e non posso: convinti di possedere un oggetto esclusivo, hanno invece una mediocre macchinetta di serie con presa d’aria e qualche ammennicolo cafone che li fa contenti al modico prezzo di 15 mila euro in più. Anche qui il nero opaco vale un punto extra di pirleria.

Scooterone + Akrapovich + Harleyscooter Akrapovic

I pirla vanno anche a due ruote e lo scooterone è il loro mezzo privilegiato. Un mezzo senza senso, giustamente disprezzato dai motociclisti, un coso che oltre a fare un rumore odioso bra-bra-bra può andare troppo forte sia per le caratteristiche tecniche, sia per le capacità medie di chi lo compra. Il pirla in scooterone è sovrappeso, stressatissimo, siede come sul cesso a gambe avanti e schiena curva, ha il casco col microfono tipo pilota d’aereo perché telefona costantemente, fa un continuo bra-bra-bra al semaforo tenendo il freno tirato e poi parte spalancando il gas col polso. Al primo imprevisto perde il controllo e va a sbattere (anche perché magna e beve come un bisonte, ma questo non lo distoglie dalla guida “sportiva”), spesso coinvolgendo persone che non c’entrano nulla. L’elaborazione con la marmitta Akrapovic è un gesto di inciviltà estremo che andrebbe punito a randellate, perché trasforma il bra-bra-bra in un BRA-BRA-BRA ancora più odioso senza aggiungere una virgola alle prestazioni dell’inutile scooterone.

Delle Harley si è già detto più volte: non si può dare un senso a moto che non ne hanno cambiando la marmitta perché faccia un rumore assurdo. Facendolo si può solo confermare di essere un pirla che “può accompagnare solo”.

Il pirla che lavora: Mercedes VitoMercedes vito

Se tra gli automobilisti i pirla abbondano, tra i furgonisti sono quasi la totalità. Protetti dalla scusa sempre buona in Italia per fottersene delle regole (“cazzo, sto lavorando!”), guidano in un mondo ideale in cui loro possono fare qualunque stronzata e gli altri sono dei cagacazzo che fan solo perdere tempo. Tra i pirla in furgone i più pirla hanno il Mercedes Vito, una cassa da morto che può andare molto più velocemente del ragionevole e che nel 99% dei casi viene guidato da un pirla. In autostrada il pirla sul Vito si piazza in corsia di sorpasso e non vuole rallentare a nessun costo (il suo Vito è pesantissimo e il motore a nafta ci impiega parecchio a salire di giri) quindi se vai a qualunque velocità anche di poco inferiore alla sua ti arriva in culo con rabbia (secondo il pirla in Vito la distanza di sicurezza è una roba da froci che non lo riguarda). Il problema del Vito guidato da un pirla è che il suo peso è il doppio del tuo, gli spazi di frenata il doppio dei tuoi, l’ABS non vale il tuo. In più il pirla in Vito guida da ore, quindi i suoi riflessi sono più appannati (o distorti, se il pirla in Vito beve o tira coca) dei tuoi. Il risultato è che se tu devi fare una frenata di emergenza con dietro un Vito assatanato è meglio che ti butti sul prato, che almeno non ti prendi nel culo le 5 tonnellate + 1 pirla.

I pirla con auto non da pirlasubaru levorg

Ci sono auto bellissime, sensate, moderne. Ci sono auto emozionanti, auto sicure. Ci sono auto classiche. In genere queste auto sono guidate da persone di buon senso, ma può capitare che un pirla ne compri una per errore, anche se non è adatta a lui. Facciamocene una ragione e prendiamocela col pirla e non con l’auto, perché ogni auto (persino l’Audi station wagon turbodiesel nero opaco) non ha mai colpe: se la lasci stare sta ferma e zitta. Le stronzate lei le fa solo se c’è un pirla che la guida.

PS: E TIENI LA FOTTUTA DISTANZA DI SICUREZZA, PIRLA!