I nipoti di Goebbels e i terroristi musulmani clandestini

A leggere le dichiarazioni di tutti i politici, nessuno escluso, ci si convince che il primo problema vero del Paese siano i “terroristi musulmani clandestini”. Poi vai a guardare due numeri e ti accorgi che stiamo assistendo a una farsa atroce e razzista, cui nessuno ha il coraggio di sottrarsi. Si fa leva sul razzismo per costruire un nemico e criminalizzarlo, con l’obiettivo di raccogliere consenso facendo leva sui peggiori istinti delle peggiori persone. Un déjà vu che mette i brividi.

Una cosa deve essere chiara: è tutto finto, ma tale è il cancan su questa enorme fanfaluca che anche molti insospettabili ci credono (e di nuovo tocca ammirare la lungimiranza criminale di Goebbels). Qualche dato raccolto qua e là.

  • Gli immigrati in Italia sono passati da 3 a 5 milioni tra il 2007 e il 2015, ma il numero delle denunce per delitti è sceso da 2,7 a 2,2 milioni.
  • L’Italia è uno dei Paesi più sicuri al mondo, almeno per quanto riguarda la criminalità. Nel 2017 gli omicidi sono scesi da 245 a 208.
  • Secondo un rapporto di Amnesty International, nel 2015 il 96% delle vittime del terrorismo islamico sono musulmane.
  • In Italia in realtà si muore di traffico: nel primo semestre 2017 (non c’è ancora il dato complessivo annuale) oltre 1600 morti per incidente stradale, oltre l’8% in più rispetto al primo semestre 2016.
  • In Italia si muore anche sul lavoro: sono 591 le vittime del 2017.
  • In Italia non si muore di terrorismo e anche in Europa si muore poco: nel 2017 le vittime sono 72, contro i 26mila morti per incidenti stradali.

Siamo immersi in una indecente disinformazione, spiegabile solo dalla necessità di contendersi il voto di una fetta di elettori superficiali, ignoranti e/o fascisti (potenziali o conclamati). E’ la ricerca del nemico ben nota a chi studia la storia, che potrebbe mandare al potere la peggior coalizione di destra dalla fine del fascismo.

Servirebbe una lettura più seria e sensata della realtà, invece sembra che nessuno abbia il coraggio di sottrarsi alla caccia collettiva all’untore di un’epidemia che non esiste.