La retorica della morte non aiuta a capire la storia

Ogni anno posto sui social qualche immagine in occasione di 25 aprile e Primo Maggio. La mia bolla include solo persone ragionevoli perché casso occasionali fascisti e stronzi comuni appena si manifestano, quindi in genere non escono grandi polemiche. Stavolta però il Primo Maggio ha coinciso con un inaccettabile gesto di apologia del fascismo che non poteva essere trascurato.

Il direttore del giornaletto dell’ACI di Milano, tale Maurizio Gussoni (un scherano dei La Russa), ha postato l’immagine che correda questa riflessione (poi prontamente rimossa, perché se non tutti i codardi sono fascisti certamente tutti i fascisti sono codardi, ma lo screenshot è qui).

Quando nel commento sul mio wall Facebook ho taggato Emanuele Fiano (parlamentare PD, figlio dell’indimenticabile Nedo Fiano, impegnato contro lo sdoganamento del fascismo) si sono manifestati immediatamente troll, nostalgici e perbenisti a versare liquame.

Inciso tecnico: nelle ormai rare discussioni sul mio wall Facebook ho tre livelli di reazione con chi non fa parte della mia bolla:
livello A – blocco esagitati e troll che lanciano frasette sarcastiche, insulti, invettive;
livello B – ignoro stupidi e/o analfabeti funzionali;
livello C – replico alle vittime meno becere della propaganda fascioleghsita, nella speranza di indurli a ragionare anziché seguire i luoghi comuni della propaganda fascioleghista.

Facebook è una cloaca che smaltisce in fretta le parole che ci riversi, quindi riassumo e salvo qui alcune mie risposte, così quando ricapitasse mi limiterò a condividere questo link.

Ma perché (i fascisti) non erano esseri umani? Hanno combattuto per un credo e questo gli fa onore.

Da quando combattere per un regime criminale che deporta e ammazza milioni di persone per ragioni di “razza” (chiedo scusa per l’oscenità), invade, tortura, distrugge è diventato motivo di onore?

I morti son morti e vanno rispettati ovunque essi abbiano lottato, con o senza la camicia nera.

…ma i morti no, pietà

“E dico, se vogliamo ritornare a sperare e vivere, pietà, pietà anche per il nemico ucciso” (ndr: citazione di Pavese che non c’entra una mazza col tema).

Io volevo solo dire che andrebbero ricordati tutti i Caduti..anche quelli morti dalla parte “sbagliata”…anche loro sono morti per l Italia ed avevano vent’ anni..

I Caduti in guerra sono tutti uguali… come scriveva Totò..” la morte e’ una livella…”

La retorica pelosa dei morti che “sono tutti uguali”, argomento topico dei perbenisti più o meno in malafede. I “morti” sono due cose: (1) i cadaveri, un residuo organico uguale per tutti che presto scompare e (2) ciò che hanno fatto (se hanno fatto qualcosa) su cui è doveroso riflettere per formarsi un giudizio.
La frase “i morti sono tutti uguali” è un alibi del revisionismo strisciante, uguale è il residuo organico, ma le azioni compiute restano come conseguenza degli eventi successivi, quindi può e deve essere giudicata.
A continuare con la storia dei morti tutti uguali si finisce a riabilita qualunque stronzo o criminale e piano piano si riscriverà la storia. Anche no, grazie.

Siamo l unico paese al mondo a festeggiare una guerra civile, CHE VERGOGNA.

Questo era un fascista che ho bloccato per eccesso di ignoranza e prepotenza. Ovviamente non sa che non si festeggia alcuna guerra civile, si festeggia la liberazione da un regime criminale.

ricordiamo le belle parole del presidente della Camera Violante che parlo’ dei “ragazzi di Salò”…

Non è che nella politica di sinistra non ci siano degli stronzi, anzi ce n’è parecchi e Violante è tradizionalmente uno di quelli. E comunque una voce non fa testo, a maggior ragione se proviene da uno stronzo riconosciuto. Faccio mia l’auspicio dei Wu Ming 1: “Isolare i violanti”.

Altrimenti, torniamo a parlare della ferocia disumana delle vendette dopo la caduta del regime, la famosa “resa dei conti”, che abbiamo finto di ignorare , almeno fuori da ambienti accademici, sino -per fortuna- ai decenni recenti attraverso , per esempio, le opere di Giampaolo Pansa. (ndr: la citazione di Pansa è sempre in agguato).

Uno può scrivere tutto quello che vuole (incluse le banali panzane che scrive costui), ma se cita Pansa in una discussione sulla Resistenza si squalifica senza passare dal via. La narrazione di Pansa è stata sputtanata da innumerevoli storici. Ciao.

Essere stato soldato della RSI non significa automaticamente essere delinquente così come essere stato partigiano non significa necessariamente essere santo.

Storie di partigiani criminali non c’è ne sono?

Ce n’erano eccome, c’erano anche ladri, rinnegati, assassini e criminali tra i partigiani. Ma dietro le malefatte dei singoli (sempre possibili in simili contesti) c’era la scelta di battersi per un’ideale di libertà. Dietro la scelta di chi aderì alla Repubblica di Salò c’era un regime dittatoriale e scientificamente criminale che aveva invaso il nostro Paese. Un regime che deportava, torturava e assassinava. In base alla retorica della morte dovremmo onorare chi si è affiancato a costoro solo perché è morto, peraltro forse sparando contro i suoi compatrioti che si battevano per la libertà. Anche no, grazie.

Fecero una scelta che va rispettata e morirono combattendo, meritano onore e rispetto come tutti i Caduti.

Mio padre classe 1914, uomo di destra liberale, amico di Giovanni Malagodi), tenente degli alpini, aveva giurato fedeltà alla Patria e andò in guerra sotto il fascismo. Dopo l’8 settembre avrebbe potuto fuggire o aderire a Salò (come fecero molti ranghi), invece scelse una prigionia atroce nei campi nazisti per due anni, sempre rifiutando l’offerta della la libertà in cambio dell’adesione a Salò. Meritò il grado di capitano degli alpini, la Croce di guerra e il titolo di Volontario della libertà. Lui ne uscì vivo per miracolo, quelli che collaborarono furono complici di torture ed eccidi. Per dire che si poteva scegliere e che chi scelse il male non merita rispetto solo perché è morto.

In sintesi: la memoria di un partigiano (fosse stato anche un ladro o un assassino nella sua vita di civile) morto combattendo per un principio di democrazia e libertà non è e non può essere la stessa memoria di chi scelse di aderire alla Repubblica (fantoccio) di Salò morto e combattere per un regime assassino e invasore. Fosse stato pure la miglior persona del mondo nella vita civile, comunque passa alla storia come traditore della patria e complice (se non esecutore) di atti infami.

No, non sono tutti uguali e non sarà una retorica della morte pelosa e ipocrita a farceli diventare.

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